monte olympus/24-hours

di jan fabre

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Monte Olympus/24 di Troubleyn/Jan Fabre

Luk Van Den Dries dell’Università di Anversa dialoga con l’artista.

Ventiquattro ore è una chiara unità di tempo: un giorno e una notte. E’ anche una semplice unità di azione: tutte le azioni si svolgono in queste 24 ore. E’ il tempo in cui si lavora, si mangia, ci si rilassa, si dorme, è il tempo in cui fare l’amore, litigare, discutere, sedurre, godere, adempiere ai propri obblighi, alle cure, il tempo per odiare e per credere: tutte le azioni che le persone svolgono in un periodo di 24 ore. E c’è anche una chiara unità di spazio: il palcoscenico, quello specchio misterioso del mondo, quello spazio buio dove si accende brevemente l’immaginazione per poi svanire.

24-Hour Project: in questo nuovo progetto Jan Fabre si misura con il tempo. Lo dilata, combatte con la lancetta dei secondi; lascia il tempo scorrere veloce o ferma l’azione. Nell’eterno “qui e ora” del teatro, l’artista si prepara a creare un vortice di immagini che rapiranno lo spettatore verso una diversa percezione del tempo: un tempo labirintico, dove si vaga, persi tra l’eternità e il nulla, tra l’ieri e il domani, tra sonno e veglia, tra sogno e realtà.

Questo è un progetto monumentale in cui trenta performers di quattro diverse generazioni si confronteranno sul palcoscenico; un’opera eccezionale, che ci mostra tutta la grandezza del teatro di Fabre, dopo oltre trent’anni di esperienza. Ci saranno gli attori dei suoi primissimi lavori, i veterani, ma anche la giovane cricca delle nuove leve.

In tempo di crisi è utile ed essenziale pensare in grande. 24-Hour Project è uno di questi grandi progetti, un formato eccezionale, ancora una volta, volto ad esplorare i confini di ciò che può essere detto e mostrato in palcoscenico. Sarà un teatro esperienziale nel senso più stretto del termine, un giorno di vita speso in teatro, lungo le 24 ore, senza interruzione, un flusso prolungato, un urlo ininterrotto. Gli attori si svegliano e dormono sul palco. Per 24 ore Fabre crea le proprie immagini rubando i loro sogni.

La più importante fonte di ispirazione per questa produzione è la mitologia greca. Ma in questo caso i greci saranno spogliati del loro modo esplicativo, da un eccessivo umanesimo, e ridotti a sostanza primordiale, crudele, oltraggiosa. Sono i Greci “indecifrabili” quelli che interessano a Fabre, eroi ed eroine come Medea, Antigone, Prometeo, Edipo e Electra, prima che fossero messi sotto scacco dalla psicoanalisi. Essi svolgono azioni che sono impenetrabili, parlano una lingua che vacilla, che tace, rantola, vomita o diventa un semplice urlo. Il momento della anagnorisis, il riconoscimento, non arriva mai: questo mondo mitologico greco è dominato dal buio, dall’incomprensibile, dalla violenza pura, dall’amore folle. Fabre mostra i campi di battaglia dove la loro collera, la loro rivolta e la loro passione sono risolte con la forza. Per 24 ore.

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