Angelica Liddell ha presentato a Lausanne “Carta a San Paulo…”

Quest’opera fa parte del “Ciclo delle Resurrezioni”. Un ciclo costituito da varie pièce il cui tema principale è il ritorno alla vita dei morti. Anche se non sempre è il corpo a ritornare alla vita. La Lettera di San Paolo ai Corinzi contiene una delle più appassionate difese dell’amore che siano mai state concepite. Ma abbiamo lavorato sul testo per costruire un’eresia: trapiantare il fervore dell’amore sacro nel territorio dell’amore profano. Si tratta di una mistica rovesciata che cerca di trovare il senso del sacro all’interno dell’eresia stessa.

Non so come sono arrivata a questo regno immaginario d’idioti tormentati, i credenti, disperati che inventano i propri dèi per non impazzire, perché l’amore pronto a essere donato non si corrompa a causa dell’assenza di un destinatario e si accumuli nel cervello come un gas velenoso. Misero regno d’idioti mistici, inventori di segni, premonizioni e visioni che compensano l’impotenza di fronte all’avversità, di fronte al castigo; meglio affidarsi a una preghiera quando la volontà manca di produrre effetti.

Non so come sono arrivata a questa valle di altari ridicoli, non so se si può bastonare a sangue se stessi per uscire da questo fascio di raggi immaginari, questo rifugio falsamente sacro, quest’invenzione insensata che mi spinge a dar retta alle profezie menzognere dei ritardati. Abbiamo bisogno di segni, maledizioni e profezie per convincerci di non essere malati e senza speranza, e malgrado ciò ogni segno esacerba la malattia e la disperazione che finiscono per trasformarci in figure grottesche. Le smorfie di adorazione non sono altro che le orribili tracce di questa maledetta sofferenza ininterrotta che tollera l’immaginario solo perché la realtà è insopportabile, satura di esseri umani insopportabili.

Penso che avendo ricevuto un’educazione religiosa, la mia influenza più grande viene dalla Bibbia. La sua violenza poetica continua ad affascinarmi, i tormenti spirituali e il bisogno di redenzione ad ossessionarmi … Voglio lavorare con l’idea di Dio come se esistesse – pur sapendo che non esiste – al fine di realizzare la brutalità della sua assenza. Il silenzio di Dio frantuma le nostre vite”.

Questo spettacolo verra presentato in prima italiana al Ciclo di Spettacoli Classici del Teatro Olimpico di Vicenza il  18 e 19 settembre 2015