il macello di giobbe

di fausto paravidino

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Il Macello di Giobbe è un testo che nasce da alcune suggestioni, da alcune

domande e dall’esperimento di una modalità per me nuova di scrivere il teatro. Mi

interessava studiare il Libro di Giobbe senza sapere dove questo mi avrebbe portato.

Mi interessava il confronto col sacro, col mistero, con Dio. Mi interessavano la

crisi economica, gli incomprensibili meccanismi della finanza, apparentemente assurdi,

talmente assurdi da costituire un’antiteologia. Mi hanno affascinato le lezioni

di Andrea Baranes. Mi ha affascinato la metafora di Marco Bersani che vede i mercati

come dèi pagani, che si turbano e chiedono sacrifici agli uomini. Mi interessa il

rapporto tra il liberismo (la religione dell’egoismo) e la nostra cultura, dove la solidarietà

sociale e l’amore per il prossimo non sono previsti come optional. Mi interessavano

la carne e i mattoni come misura concreta di quello che il denaro può comprare.

Un girone del sangue (animale), un girone di calce, un girone di sangue

(questa volta umano). Ho studiato questi elementi al Teatro Valle Occupato facendomi

suggestionare da quel palcoscenico e da quella platea, aiutato nel mio studio

dallo studio di molte persone. Quando studiavo al Royal Court andammo a vedere

un bellissimo Amleto al Globe di Londra, il regista (nonché Amleto) ci fece visitare il

palcoscenico, la lingua di proscenio che si allunga in mezzo alla platea… qualche

buontempone gli chiese perché lì al Globe facessero sempre Shakespeare invece

di mettere in scena testi contemporanei, forse alludendo polemicamente alla vocazione

turistica del teatro, lui rispose che mettevano in scena Shakespeare e gli elisabettiani

perché la loro scrittura si addiceva a quello spazio, che contemporanei

ne leggevano ma questi scrivevano pensando ad altri spazi e ci invitò a scrivere per

il Globe, per un teatro che avesse quella natura. Ovviamente non lo feci ma da un

anno lavoro con un gruppo di studio di attori e scrittori di teatro sul palcoscenico del

Teatro Valle Occupato, col pubblico del Teatro Valle Occupato, per cercare di capire

quello spazio cosa chiede, a quello spazio cosa possiamo dare, a quello spazio cosa

possiamo chiedere. Il Macello di Giobbe è il mio primo tentativo di risposta a

queste domande. È un lavoro pel quale sono andato a pescare nell’antico per cercare

di rappresentare il contemporaneo.

Fausto Paravidino

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