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di babilonia teatri

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Perchè Pinocchio?

Perchè farlo con persone uscite dal coma?

Ci è stato dato un indirizzo. Via Altura, 3 – 40139 Bologna. Siamo arrivati.

Davanti a noi un ospedale. Abbiamo chiesto se era lì la sede della compagnia “Gli amici di Luca”. In fondo al corridoio sulla sinistra: Sala del Durante.

Domanda nostra: perchè fate teatro?

Risposta loro: La società ci ha respinti, accantonati, isolati, fare teatro è l’unica possibilità per tornare a mettere un piede dentro la società.

Il teatro ci permette di tornare a realizzarci, ad affermarci, a riconoscerci. C permette di gridare il nostro malessere, di rivendicare il nostro ruolo, di esprimere la nostra umanità. Ci siamo innamorati di loro. Della loro autenticità. Della loro imperfezione. Della loro sporcizia. Abbiamo trovato in loro uno specchio della società reale.

Persone lontane da noi.

Con vissuti, esperienze e modi di pensare che non ci appartengono, che non appartengono alle persone che frequentiamo. Abbiamo incontrato quel mondo che sempre vogliamo fotografare, raccontare e restituire. Un’umanità da ascoltare e amplificare senza pietismo, paternalismo nè razzismo.

Pinocchio è la loro umanità. Le loro e le nostre debolezze e incoerenze. L’eterno contrasto tra innocenza e consapevolezza: assunzione o fuga dalle responsabilità. Pinocchio è una scelta di campo.

Ascoltare il grillo parlante o il gatto e la volpe, andare a scuola o entrare nel teatro di mangiafuoco, seguire lucignolo o chiedere consiglio alla fata, ubbidire al padre o fare di testa propria. Pinocchio è le nostre tentazioni. Le nostre contraddizioni. Le nostre bugie.

Pinocchio corrisponde al nostro bisogno di fare un teatro necessario. Un teatro dove la vita irrompe sulla scena con tutta la sua forza senza essere mediata dalla finzione. Dove l’attore non attore mette in gioco il suo vissuto, la sua inconsapevolezza, la sua sincerità. Dove ad essere determinanti non sono la perizia e la tecnica ma la verità di corpi e vite che parlano da soli.

È questo il paese dei balocchi?

 La critica:

Pinocchio è un tentativo, riuscitissimo, di uscire da uno schema collaudato, di aprirsi ad altri incontri, ad altri linguaggi, ad altre suggestioni, pur mantenendo una sostanziale fedeltà al proprio mondo espressivo. Colpisce, soprattutto, la sicurezza, la padronanza – nonché la sensibilità, direi quasi tattile – con cui i due autori-registi tengono sempre sotto controllo una situazione che potrebbe facilmente sfuggire di mano, indirizzandola a trasmettere esattamente le sensazioni previste. È una prova di maturità straordinaria, di cui pochi, oggi, sarebbero stati capaci. RENATO PALAZZI, I “RISVEGLI” DI BABILONIA TEATRI, MY WORD.IT, 5/09/2012

La compagnia Babilonia Teatri, già incline a condurre in scena fenomeni e manifesti autentici della società, sperimenta una soglia davvero inedita e affronta nel suo nuovo lavoro l’autobiografia vera e talora scomoda di tre persone reduci dal serio blackout di un coma. (…) Non c’è spazio per pietismi, per goffaggini. I tre sono plateali, confessano un’esistenza che ha avuto contrapposizioni “pinocchiesche”. Sanno che la “bella vita” che conducevano prima equivaleva agli zecchini d’oro e al Paese dei Balocchi, hanno tutti poi avuto la sensazione d’essere scarpe vecchie, sono consapevoli d’avere una pronuncia non perfetta e di rischiare di apparire i fantasmi di quello che erano. E infine si rendono conto d’aver bussato alle porte del cielo ricevendo un paradossale “alzati e cammina” col calvario di anni e anni di fisioterapia e riabilitazione. Ma queste tre solitudini (assistite in scena da Luca Scotton dei Babilonia, sorta di ingombrante Pinocchio disposto a fare un passo indietro), che ora si fondono in una voglia di vita esagerata alla Vasco Rossi e in un cabaret tossico e rozzamente sensuale, scrivono sulla propria pelle (la troupe calza bermuda o un costume), consapevoli o no, un atto di teatro drammaticissimo e però anche esuberante, un prodotto dei nostri istinti più provati, del nostro amore più respinto, della nostra bellezza più repressa. È per questo, e non per paternalismo, che vanno applauditi, come attori senza remore. RODOLFO DI GIAMMARCO, TRE RISVEGLI STORIE VERE DI UOMINI USCITI DAL COMA, LA REPUBBLICA, 6/01/2013

La locandina di Pinocchio -lo spettacolo di Valeria Raimondi ed Enrico Castellani che Babilonia Teatri presenta nella sala Assoli insieme con gli amici di Luca, l’associazione teatrale formata da persone uscite dal coma- mostra un letto d’ospedale sul cui lenzuolo bianco è scritto tra l’altro: “Perdere il passato. Non trovare il futuro”. Ciò che significa, in pratica, la riduzione della vita al solo presente. Ovvero, per l’appunto, al teatro, che infatti, conosce unicamente l’opzione del presente.

In breve, qui si realizza al massimo grado di concettualità e poesia quello che da sempre è il credo teorico di Babilonia Teatri: “Un teatro dove la vita irrompe sulla scena con tutta la sua forza senza essere mediata dalla finzione”. ENRICO FIORE IL RISVEGLIO DAL COMA CON I BEATLES EVASCO ROSSI, IL MATTINO, 15/03/2014

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