las puertas de la carne

di angelica liddell

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Sottomessi al terrore indecifrabile della nostra esistenza, nasce nei nostri nervi il bisogno di essere salvati, senza neanche sapere da cosa, dai nostri nemici, dai nostri desideri, dalla nostra angoscia, dalla fine del mondo o dalle fiamme dell’inferno. E senza la capacità di comprendere il terrore, solamente il Sacro ci assiste, essendo il Sacro opposto al calcolo della ragione. Inghiottiamo il seme degli stregoni, bruciamo la nostra casa, o percorriamo vie sacre durante giorni e notti nel nostro cavallo di otto gambe, gia nausiati della legge, del sociale, della scienza, sperimentate tutte le delusioni possibili, la redenzione finisce in violenza poetica. Il matto gli dice ad Andrei, “cogli questa vela, atraversa la piscina e salverai il mondo”, il mondo, che non ė altro che la nostra sofferenza, il nostro cammino verso la morte, cosi ci convertiamo in pellegrini del buio, stanco il sole di dare luce a tanti e tanti miserabili. dove ė andato a finire il senso del sacro?

Il sacro é una maniera di restituire all’essere umano la coscienza dello spirito e della sovversione, sradicandolo dalla obligazione materialista contemporanea, della esigenza materialista, del totalitarismo materialista. Ė una maniera di restituirle il suo essere primogenito, l’energia primaria. Per tanto, questo ė un grande atto sovversivo per tentare di salvare il mondo, una grande preghiera, una grande orazione, l’atto inutile di un matto. L’uomo solo puo essere spiegato ( o mai spiegato), tramite la necessita irrimediabile che Dio esista, mediante il suo irrimediabile bisogno di essere amato, mediante il suo irrimediabile timore alla morte e mediante la sua irrimediabile necesita di salvezza. Si cessiamo di interrogarci sull’esistenza di Dio cessiamo di essere uomini. Che altra cosa possiamo fare, immersi nelle acque nere della nostra disperazione, che raggiungere l’altro lato della piscina dove ci attende il suicida, che come Cristo, forse sofre e muore per tutti noi.

Quando incontrai Gennaro, Carmelo e sopratutto Patrizia, ho sentito che la mia anima aveva preso forma, potevo vederla davanti a me, la mia anima era seduta davanti a me, era la mia propria anima che parlava, la mia anima di colpo aveva braccia, testa, gambe, vedevo davanti a me una pala medievale dove assistevo, come spettatrice al mio proprio martirio, Genaro, Carmelo e Patrizia erano le porte della mia carne, come nella poesia di Emily Dickinson, What if I burst the fleshly gate/And pass, escaped, to thee?. (E se dicessi che non aspetto più? Se sfondassi il cancello di carne

ed evasa mi rifugiassi in te ?).  Il desiderio interrotto di morte che mi accompagnava dalla mia nascita, si rendeva concreto in loro, vedevo il mio interiore fatto forma e azione. Quella notte pensai che ognuno di loro, materializzando il mio congenito desiderio di morire, in qualche modo mi avevano salvata. I loro intenti di suicidio avevano conseguito mantenermi in vita, lungo gli anni, e agganciati per le galassie, tra cellule e pianeti, e poi finalmente ci avevano fatto coincidere in uno stesso luogo, la stanza di un ospedale di Brindisi. Patrizia era il mio doppio galattico. Lei aveva attuato tutto quello che io desideravo fare ogni volta che perdevo la voglia di vivere. Ė il mio doppio, Patrizia, il viso vivente della mia anima, quella che diede un rostro alla mia anima, mi salvava ogni volta che si tagliava le vene, ogni volta che si buttava sotto un treno, mi Anna Karennina, mi Madama Bovary …

E io in salvo, seguitavo a tagliare teste di cavallo per trovare un senzo a questa salvezza, e attendevo, (forse senza speranza, ma sperando), che questo atto inutile di una folle (io), speravo che questi rami di ulivo, che le piccole campane, che gli orinatori e le ciotole, le lenzuola e i fazzoletti, speravo che tutti questi oggetti che altri trascinavano per il fango della banalita, le devolvessero a Carmelo, a Gennaro e sopratutto a Patrizia (Patrizia, il rostro carnale della mia anima, l’incarnazione, e il desiderio fatto carne), devolvessero a tutti loro la salvezza che io avevo ricevuto nell’istante nel quale erano morti.”

Angelica Liddell

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