Bestie di Scena di Emma Dante è stato accolto con grande attenzione da parte dei media e dai social network. Tra le recensioni, per alcuni si rende evidente una crisi del ruolo della figura “dell’attore” nel teatro contemporaneo.

Ecco alcuni estratti delle recensioni apparse fino ad oggi:
La Repubblica: Anna Bandettini
il teatro per Emma Dante è un congegno delicato e complesso dove giocare con i propri fantasmi e qui, i 14 attori che ha denudato per oltre un’ora in palcoscenico, sembrano più il bisogno, perfino fragile, di esporre allo sguardo la propria condizione di persone…
…Bisogna dare atto a Emma Dante del coraggio di essere entrata nella macchina teatrale di una istituzione come il Piccolo senza tradirsi e senza ripetersi, con uno spettacolo inatteso, sconcertante perché privo di attrattive estetiche (ma di belle scene ce ne sono: il finale, per esempio, con gli attori davanti al pubblico e il suono dei vestiti gettati dalle quinte dietro di loro) e contenutistiche, senza parole, senza scene, le luci scarse e fisse, senza commento sonoro a parte due momenti con Only you dei Platters. Da un certo punto di vista fa pensare a Pina Bausch, a Remondi e Caporossi, la cui poetica è nota a Emma Dante, ma anche al disordine animale di certi rituali e di tanto suo teatro, alla sua ossessione del corpo dell’attore per farci sentire la vita. Ci si può annoiare o ridere davanti a quei nudi buffi (bravissimi Elena Borgogni, Sandro Maria Campagna, Viola Carinci, Italia Carroccio, Davide Celona, Sabino Civilleri, Alessandra Fazzino, Roberto Galbo, Carmine Maringola, Ivano Picciallo, Leonarda Saffi, Daniele Savarino, Stephanie Taillandier, Emilia Verginelli) che apparentemente non fanno niente, ma questo non rende Bestie di scena meno conturbante e commovente nella sincerità con cui scardina le logiche della finzione, nell’urgenza con cui afferma il desiderio di amore e infinitezza per il teatro esposto a un denudamento senza consolazioni, nella semplicità con cui chiama lo spettatore, così abituato a essere subissato di messaggi e immagini da non avere vuoti per pensare, a guardare nel silenzio quel grado zero. Che forse è anche il suo.
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Doppiozero: Maddalena Giovannelli
…Qualcosa di ben più radicale accade invece nelle partiture sceniche di Antonio Latella e di Emma Dante: qui l’interrogativo sull’arte dell’attore investe le fondamenta stesse del fare teatro, ne trasforma i linguaggi, ne smangia i contorni. Le due ricerche si muovono, per la verità, in direzioni estetiche e artistiche molto differenti tra loro; ma tanto Dante quanto Latella hanno scelto, fin dagli esordi, di allontanarsi con decisione da ogni forma di ‘rappresentazione’, di racconto lineare, di semplice esposizione di un testo. Nelle loro regie non c’è patto di finzione con il pubblico che venga rispettato, non c’è trucco che non venga svelato, non c’è filtro di mediazione che non venga sondato e messo in crisi. E in questo contesto, cosa resta dell’’interprete’ tradizionalmente inteso?
Gli attori, nei loro spettacoli, risultano per lo più straordinariamente efficaci, paiono capaci di superare ogni possibile limite fisico o vocale, e riescono immancabilmente a conquistare lo spettatore con la loro intensità e credibilità. Ma a uno sguardo attento ci si accorge di qualcosa di più profondo: che la stessa definizione di ‘bravo attore’ non è più adeguata o sufficiente per descrivere quello che stiamo vedendo, e che richiederebbe di essere rielaborata e rivista alla luce del codice espressivo al quale è prestata 
 
Il Fatto Quotidiano Blog: Tommaso Chimenti
in questo “Bestie” evidentemente Emma Dante mette in campo la sua idea di regia e il suo pensiero sul mestiere dell’attore. Le bestie sono i protagonisti, corpi senza dignità né volontà, manichini da manovrare a piacimento. Infatti, nei movimenti precisi e disciplinati, la tesi che si evince è quella di un deus ex machina-guru che governa il tutto, massima autorità su questi sette (numero biblico) uomini-Adamo e altrettante donne-Eva (nudi come installazioni di Tunick nell’Eden-palcoscenico)… capiamo che per la Dante l’attore debba essere necessariamente passivo, prigioniero alla catena, che attende come fan, come adepto un cenno dal suo dio in terra, il famigerato temuto regista…Ci ha messo addosso una sottile inquietudine e un velo di tristezza questa concezione del direttore crudele e malvagio che spreme e abusa dei suoi interpreti. Dopotutto senza attori non ci sarebbe il teatro. W l’attore.
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Exibart: Rosellina Garbo
Cercate di evitare di trovare “sensi” o simboli: lasciatevi travolgere. Lasciate sfogare la vostra emotività; non erano pochi i fazzoletti bagnati ieri, a fine spettacolo. Tramutatevi voi stessi – lo siamo già, inconsapevoli – in queste “bestie sul palco”, indicazione che dovrebbe essere la più importante metafora da portarsi a casa: essere “bestie” nel teatro della propria vita: sperimentando senza paura di cadere, lasciandosi visceralmente scoprire dalla passione. Rischiando di essere intrappolati.
“Senza storie da raccontare, né costumi da indossare, le bestie di scena si muovono maldestramente come al principio di tutto, obbligandoci a dare peso, volume e ingombro al nostro sguardo. Siamo noi a scegliere sin dall’inizio se accoglierli o rifiutarli”, scrive Dante nelle note di regia.
Il tutto in maniera eccellente, rigorosa, spettacolare, meticolosa, come il forsennato uso del corpo che la regista mette in scena grazie ai suoi attori-ballerini, forgiati da un allenamento e una concentrazione a dir poco militare. Ma la vita, in fondo, non è un campo di battaglia?
delteatro: Maria Grazia Gregori
Per chi conosce da tempo il teatro di Emma Dante Bestie di scena, con un vero e proprio successo di pubblico giovanile potrebbe essere una sorpresa spiazzante. Del resto da qualsiasi lato lo si osservi Bestie di scena è spiazzante, per nostra fortuna direi.Come definire, del resto, uno spettacolo che sembra azzerare molti dei parametri del fare teatro grazie alla folgorazione, alla dimostrazione di quello che si potrebbe definire il livello zero dello stare in scena? È così fin dall’inizio, da quando il pubblico entra in sala e trova gli attori già in palcoscenico, impegnati in quelli che potrebbero sembrare esercizi di un training quotidiano e in effetti lo sono. Non è così, però, e i quattordici interpreti che lì si trovano in realtà “misurano” lo spazio, il suo attrito, la sua resistenza e intano prendono coscienza del proprio corpo, della sua abilità, della sua capacità di agire, di conoscere l’altro, di sviluppare con lui un’azione, dopo averne avuto una percezione a tentoni. Francamente non so se Bestie di scena possa essere un punto e a capo, una ripartenza alla ricerca di altre strade nate dalla curiosità creativa, dal coraggio dell’artista. Quello che so è che è fortemente diverso rispetto al suo precedente universo creativo, un qualcosa ancora in divenire ma convinto e sincero.
 
Sipario: Nicola Arrigoni
In Bestie di scena si ritrovano eco dei precedenti spettacoli della regista palermitana: da mPalermu, a Vita, mia, da La Scimia fino alle Sorelle Macaluso, ma ci sono – nella danza – anche importanti omaggi a Pina Bausch della Sagra della primavera, piuttosto che a Maguy Marin di May B. Questi riferimenti sono forse gli appigli che lo sguardo di uno spettatore consapevole richiama a sé per muoversi in Bestie di scena che nulla concede, che nel suo rigore mimico e gestuale chiede di guardare, confrontarsi con la fragilità dell’essere umano. Bestie di scena di Emma Dante è una partitura fisica che riempie gli occhi, che parte dal teatro per approdare al mondo, vorrebbe raccontare la fragilità degli attori in scena e finisce col mostrare la nostra natura indifesa di uomini di fronte ad un tempo e a uno spazio a cui siamo del tutto indifferenti, particolare minimo nella grande macchina del Creato, particelle perdute nel buio dell’universo.
Alcune letture di questo spettacolo ne hanno evidenziato aspetti di sadismo gerarchico o di banale ripetitività del quotidiano; ci sembra che corrano il rischio di mantenersi appiattite su un piano letterale di visione. Se un aspetto fondamentale della seriosi teatrale si ritrova nella presenza in essa di sistemi di segni eterogenei e interdipendenti, un approccio miope che non concede allo sguardo di rinviare il segno a un universo di senso, può esporsi alla possibilità della noia, vedendo un gruppo di corpi nudi compiere azioni inutili in sede scenica, o addirittura all’indignazione…ci sono (parecchi) corpi nudi che fanno cose inutili sopra un palco!
Bestie
Teatrocritica: Giulia Muruni
…Invece l’antropologia esposta cui dà vita Emma Dante sembra che riassuma ed evochi il disagio dell’esistenza corporea, materica quindi fallibile, elementare nella sua finitezza ma scomposta in sezioni di indefinita complessità. La fragilità, il senso atavico di manchevolezza e insufficienza, la rincorsa sragionata di fini vani, sono alcune gradazioni dell’evocazione immaginifica e potente costruita dalla regista palermitana, ben consapevole della lezione vivissima e struggente del Tanztheater bauschiano. L’opera parte dalla volontà di raccontare il lavoro dell’attore – si legge nel programma di sala – ma inizia con la rinuncia a qualsiasi tema e, risalendo allo stadio originario e primitivo cui si presta chi va in scena, si avvicina all’essenzialità umana, ancestrale, sacra e impura al contempo senza contraddizione alcuna.
Bestie di Scena è in scena al Teatro Strehler del Piccolo Teatro di Milano fino al 19 marzo 2017.
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