nightwriter

di jan fabre

Il diario ci apre al mondo intrigante, intimo e creativo del giovane Jan Fabre: disarmante e scaltro, pungente e commovente, provocatorio ed esitante.
Un autoritratto profondo, ironico, coinvolgente, che ci restituisce una doppia vita: quella del giorno, protagonista un giovane determinato, dalla curiosità insaziabile, pronto a cogliere ogni occasione di scambio e conoscenza con i principali e più importanti artisti attivi in quegli anni in Europa e in America; e una vita notturna intima, lacerante, sconvolgente, colma di furia creativa, ora meditativa, ora dominata dall’eros.
L’allestimento progettato da Fabre è essenziale, un tavolo, una sedia, illuminazione semplice.
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ANVERSA, 8 FEBBRAIO 1978

La notte mi appartiene. Disegno tutti i miei fantasmi. La mia notte è uno spazio senza tabù.

Perfor mance significa una persona che per-fo-ra se stessa e il suo ambiente (è nello stesso tempo analizzare, distruggere e ono-rare)» (New York, 20 febbraio 1982).

ANVERSA, 21 FEBBRAIO 1978

Vorrei saper disegnare in una lingua immediata come un balbettio sensato. Un pensiero limpido. Ma com’è possibile se mio padre pensa che io ancora non sappia disegnare?

ANVERSA, 25 MARZO 1978

Azione notturna.

Nella Groenplaats, all’altezza della pensilina del tram 2 mi sono inginocchiato e ho infilato il naso nei binari.

Ho seguito i binari con il naso fino alla pensilina della VIIde Olympiadelaan. Ci ho messo quattro ore, trentasei minuti e dodici secondi.

Sono appena arrivato a casa.

Le ginocchia, la nuca e il naso mi fanno un male cane ma dormirò bene.

BRUGES, 14 MAGGIO 1978

Voglio sottoporre a torture il mio corpo.

Far soffrire il mio corpo. Far morire il mio corpo. Far resuscitare il mio corpo.

In modo da poter staccare, mediante questo processo di morte e rinascita, il mio corpo dalla realtà per donarlo all’arte.

ANVERSA, 13 FEBBRAIO 1978

Sono un’ombra solitaria in un giardino misterioso.

ANVERSA, 15 FEBBRAIO 1978

Disegno come respiro. Troppo veloce qualche volta. E allora getto i miei pensieri sulla carta e li cospargo del mio sudore.

ANVERSA, 8 GIUGNO 1978

Senza scrupoli.

Ho deciso di collaborare con una nuova galleria.

Workshop 77 nella Ommeganckstraat.

È in un bel palazzo signorile. Con uno spazio adatto ad accogliere temporaneamente la mia arte.

Devo frenarmi.

Devo costringermi a non passarci domani e a non raccontare quello che voglio fare.

Devo ricordare le parole di mio padre:

«Quando assaggi, assaggia lentamente»

ANVERSA, 9 GIUGNO 1978

L’unica lingua che parlo bene è «l’anversese».

E a quanto pare sono incomprensibile, perché a teatro devo ripetere ogni cosa dieci volte. Incertezza. Paura di sbagliare. Io non parlo la lingua francese. E parlo inglese come Tarzan.

Come farò a sopravvivere sulla scena artistica internazionale?Ruggendo e urlando come i leoni e le scimmie! Quindi restando me stesso e seguendo il mio istinto.

ANVERSA, 10 GIUGNO 1978

Per le prossime elezioni fonderò un nuovo partito. Un partito politico per gli animali. Sarò in fondo alla lista. Ho il presentimento che vinceremo le elezioni.

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