Gli artisti al Napoli Teatro Festival
Angelica Liddell

GENESI 6, 6-7
testo, regia, scenografia e costumi Angelica Liddell
luci David Benito
suono Antonio Navarro
con Tania Arias Winogradow, Juan Aparicio, Aristides Rontini, Sindo Puche, Angelica Liddell
Compagnia Atra Bilis Teatro
produzione Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia, Iaquinandi SL
in coproduzione con Centre Dramatique National de Montpellier FTH,
con il sostegno di Comunidad de Madrid
produzione e coordinamento in Italia Aldo Miguel Grompone

Teatro Politeama
17, 18 giugno 2017

Angelica Liddell porta a Napoli la terza parte della sua Trilogia dell’infinito.  La trilogia «non è altro che la nostalgia della bellezza perduta, una bellezza che può essere raggiunta solo attraverso la guerra, o un atto violento che ci riporti all’origine, alla miseria e alla fedeltà». Il nuovo lavoro dal titolo Genesis si nutre dell’universo poetico Emily Dickinson, delle parole di Friedrich Hölderlin, della filosofia di Friedrich Nietzsche.

«L’essenza della creazione consiste nel trasgredire tutte le leggi che normalmente siamo costretti a rispettare nella vita. La prima legge è NON UCCIDERE. L’origine della tragedia è la trasgressione della legge: la disobbedienza al calcolo della ragione è ciò che ci mette in contatto con l’essenza delle emozioni umane, con il nostro ESSERE PRIMITIVO. Questa trasgressione è poesia e si sviluppa nello spazio del sacro. Il divino è eccesso. L’insoddisfazione è trascendenza. La paura libera. […]

Solo la carne, nella sua forma di vanità, ci spinge a riflettere sull’anima e ci porta a risolvere l’eterno conflitto tra la materia e lo spirito. Osservando la carne morta si capisce il profondo mistero della vita e la sua insensatezza. In questo viaggio si stabilisce uno scontro tra cellule e pianeti, tra tangibile e intangibile, tra corpo e anima. Vogliamo confrontarci con il terribile paradosso della carne morta nel suo significato più letterale perché la poesia incontrandosi con la decontestualizzazione del reale si trasforma in metafora. Tuttavia, per il vero poeta, la metafora non è una figura retorica ma un’immagine realmente vista che si sostituisce a un’idea. Tutti dovremmo avere allevamenti di cadaveri, animali e umani, da poter osservare alcune ore al giorno, fino a vedere come si trasformano in polvere. Guardare i cadaveri in decomposizione nello stesso modo in cui si osserva un giardino, solo così arriveremo al profondo della coscienza della conoscenza della pietà e dello stupore».

Jan Fabre

BELGIAN RULES

testo Johan De Boose
regia Jan Fabre
composizione Raymond van het Groenewoud
coproduzione Troubleyn / Jan Fabre, Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia

Teatro Politeama
1, 2 luglio

In questo nuovo lavoro Jan Fabre metterà al centro della propria attenzione il complesso volto del Belgio. Terra di sepoltura, di scontri cruciali, di battaglie e sconfitte storiche, dove giacciono sepolte spade, baionette e corpi di soldati che hanno reso questo paese artisticamente fertile. Questa piccola e brutta terra, fin troppo umiliata, eccelle e trascende i propri limiti nella poesia, nella letteratura e nell’arte grazie a Hadewijch e John of Ruusbroec, Rubens, Rogier van der Weyden e Jacob Jordaens, Bosch, Brueghel, maestri che ci hanno insegnato a guardare oltre i limiti della realtà. Ma è anche la terra di Félicien Rops e di Magritte che ci hanno insegnato che le cose non sempre sono come appaiono.

Per questo progetto Jan Fabre lavorerà con 10 interpreti di teatro, danza e musica per creare un ritratto della ricchezza di questo cretto, dei suoi personaggi, delle sue feste, del suo quotidiano, del consumismo da patatine fritte e maionese e del contrasto con la forza della sua creatività contemporanea. Un selfie della sua terra natale.

Farà parte del progetto il musicista Raymond van het Groenewoud che comporrà le canzoni e le musiche dello spettacolo.

LABORATORIO DI PETER BROOK E MARIE-HÉLÈNE ESTIENNE

Foyer Teatro di San Carlo

10, 11 giugno

Incontro con il pubblico 11 giugno

Il laboratorio condotto da Peter Brook e Marie-Hélène Estienne è destinato a giovani registi e scrittori professionisti dai 18 ai 30 anni. La ricerca teatrale si baserà sul testo L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, un saggio neurologico di Oliver Sacks, pubblicato per la prima volta a New York nel 1985.

«Se un uomo può scambiare la propria moglie per un cappello, allora tutto è possibile. È matto? Nel momento in cui escludiamo questa ipotesi, ci troviamo davanti a un vero e proprio mistero. Il libro del neurologo Olivier Sacks apriva la strada a un mondo completamente sconosciuto e non sorprende che quest’opera sia divenuta un best-seller in tutto il mondo, non solo a causa del titolo, ma soprattutto perché il lettore si sentiva incuriosito, affascinato e sconvolto dalla ricchezza del materiale descritto.

Per Sacks i casi più tristi e dolorosi non sono quelli che riguardano le persone più deboli, ma i guerrieri che attraversano le voragini e gli abissi interiori con lo stesso coraggio e la stessa determinazione degli eroi dei miti greci. Per fare un teatro che sia vivo bisogna trovare un terreno che coinvolga tutti. Oggi non stupisce che il cervello sia diventato un importante tema di riflessione. Quali che siano le differenze sociali e nazionali, tutti abbiamo una testa che crediamo di conoscere. Ma non appena passiamo a indagare l’interiorità, le cose si complicano».

THEATRE BRIDGES
Laboratorio a cura di Eimuntas NekrosiusMadre o Trianon
Dal 14 al 23 giugno
Prova aperta al pubblico 24, 25 giugnoIl regista lituano Eimuntas Nekrosius curerà un laboratorio destinato ad attori professionisti di età compresa tra i 23 e i 36 anni. L’attività si baserà su diversi testi teatrali ma in particolare sul Don Chisciotte di Cervantes. Si procederà a un’analisi teorica e pratica riguardo alla possibilità di interpretazioni sceniche differenti dei testi, soffermandosi sui profili dei personaggi, sulle soluzioni registiche e attoriali dei singoli monologhi e delle scene. Agli attori saranno assegnati compiti concreti che richiederanno un lavoro individuale e la capacità di improvvisare.
«Ponti tra le epoche, ponti tra letteratura e teatro, tra teatro e arte. Ponti tra la psicologia e l’assurdo. Ogni cosa è connessa e collegata all’altra. E solo l’arte è capace di creare queste eloquenti connessioni. Le nuove tecnologie vanno e vengono. I cambiamenti riguardano gli stati, le politiche, le ideologie. Ma solo le connessioni create dall’arte sono costanti ed eterne. Sto parlando anche di interazione tra attori e spettatori e viceversa. Questo aspetto fondamentale è prezioso e deve essere coltivato con cura. Tutto passa, solo i sentimenti e le emozioni restano per sempre. Ci sono state connessioni, ci sono e sempre ci saranno.
Per stabilire queste connessioni ho scelto di lavorare su Don Quijote de la Mancha di Miguel de Cervantes, un testo che dal XVII secolo ha attraversato i tempi fino ad arrivare ai giorni nostri.
Il lavoro verterà su: comprendere l’importanza dell’interpretazione personale; scoprire l’identità moderna di un’immagine letteraria capace di colpire i sensi dell’uomo moderno; sviluppare la capacità di creare associazioni tra recitazione e regia. Fuggire gli “euro standards” per stimolare un’unicità creativa, così che sia gli attori che i registi possano diventare autori e non semplici esecutori».
le nostre date in questo festival: