le sorelle macaluso

di emma dante

Tutto si ispira al racconto che mi fece un amico. Sua nonna, nel delirio della malattia, una notte chiamò la figlia urlando. La figlia corse al suo letto e la madre le chiese: “in definitiva io sugnu viva o morta?” La figlia rispose: “viva! Sei viva mamma!” E la madre beffarda rispose: see viva! Avi ca sugnu morta e ‘un mi dicìti niente p’un fàrimi scantàri. (sì, viva! Io sono morta da un pezzo e voi non me lo dite per non spaventarmi.)

La scena è vuota e buia. Soltanto ombre abitano questo vuoto finché un corpo viene lanciato verso di noi. L’oscurità espelle una donna. Adulta. Segnata. Dal fondo appaiono facce di vivi e morti mescolati insieme. Tutti sono a lutto. Il piccolo popolo avanza verso di noi con passo sicuro. La donna danzante si unisce al corteo. “Le sorelle Macaluso” sono uno stormo di uccelli sospesi tra la terra e il cielo. In confusione tra vita e morte.

La famiglia è composta da sette sorelle che si fermano a ricordare ad evocare a rinfacciare a sognare a piangere e a ridere della loro storia. È il funerale di una di loro. Nel confine tra qua e là, tra ora e mai più, tra è e fu, i morti sono pronti a portarsi via la defunta. Se ne stanno in bilico su una linea sopra cui combattere ancora, alla maniera dei pupi siciliani, con spade e scudi in mano.

Una famiglia in movimento che entra ed esce dal buio. Vedo un giovane padre apparire alla figlia cinquantenne, una moglie avvinghiata al marito in un eterno amplesso, un uomo fallito anche da morto, vedo i sogni rimasti sospesi tra le ombre e la solitudine e vedo gli estinti stare davanti a noi con disinvoltura.

Estratti di alcune recensioni:

E’ uno spettacolo profondo e delicato … Ecco questo è Le sorelle Macaluso, bello perché costruito con una comunicazione autentica ed essenziale, dove non c’è nulla di morboso, dove la commozione si mescola all’ironia, dove la morte è descritta con una partecipazione di vita, quasi come un destino, un modo di essere da cui è impossibile staccarsi. Tanto che il silenzio che chiude lo spettacolo dopo la danza libera di un corpo nudo anziché raccontarci la caducità della vita ce la rende eterna. La Repubblica

 

… la maturità, anche espressiva, ha come addolcito la scrittura scenica di Emma Dante che qui si avvicina alle sue prime sorprendenti prove. E conta anche il prevalere di un universo femminile, probabilmente, in questo sentimento di maggior comprensione verso il mondo che racconta. Di queste sette sorelle, della loro lingua e delle loro vite antiche un pò si finisce per innamorarsi. Il Manifesto

Chi conosce il teatro di Emma Dante, nel nuovo spettacolo «Le sorelle Macaluso» ritroverà, emozionandosi, certe atmosfere, certe posture e movimenti, certe figure, e certi elementi, che rimandano ad alcune di quelle opere che l’hanno imposta sulla scena italiana e internazionale, e che sono rimaste impresse nella nostra memoria. … Ritroviamo tutto questo – insieme al dialetto stretto palermitano con l’aggiunta di quello pugliese – come una mappatura dell’anima, dentro la partitura corporale e scenica de «Le sorelle Macaluso», spettacolo che, per la regista e autrice palermitana, segna in maniera evidente un ritorno alle radici del suo linguaggio più dirompente e squassante; dove il tema della vita e della morte risulta ancora un binomio indivisibile, potente, continuamente da esplorare, sempre all’interno di un nucleo famigliare. Il Sole 24 Ore

Emma Dante resta tenacemente attaccata a un suo mondo fantastico, un luogo concreto eppure inventato, qualcosa che sta a metà strada fra la periferia più degradata della Sicilia e la storia di tenaci affetti famigliari. Un amore-odio per la vita che ritroviamo ancora una volta nel nuovo spettacolo Le Sorelle Macaluso, venerato, più che applaudito dal pubblico appassionato della regista-creatrice siciliana. Il Piccolo

Questo è lo spazio dell’accadimento, dell’improbabile, una zona d’ombra che sfugge alla vita e anche alla morte, un posto dove i vivi vestono di nero e i morti a colori; dove moglie e marito si ritrovano oltre la morte stringendosi in una danza commovente. E il pubblico lo senti che è lì con loro per nulla imbarazzato da tanto pathos, perché la struttura registica, l’ironia e la carnalità dei personaggi tengono fuori dalla porta proprio il melodramma che pulsa tra le righe del testo e di esso rimane il dolore, bruciante, di qualcosa e qualcuno perso per sempre. Teatro Critica.Net

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