Daniel Veronese

Attore, drammaturgo, regista, nato a Buenos Aires nel 1955. Maestro del teatro argentino, nome di riferimento in tutto il continente Latino Americano. Ha diretto oltre 70 spettacoli teatrali ed è autore di più di 60 testi, tra i quali “Mujeres soñaron caballos” “Los Corderos”, “La noche devora a sus hijos”.

È tradotto e rappresentato in Sud America, in Europa e nel mondo; in Italia nel 2010 Santarcangelo del Teatri ha presentato una sua “Hedda Gabler”; nel 2012 si sono visti al Napoli Teatro Festival due suoi indimenticabili allestimenti cechoviani: “Los hijos se han dormido” dal Gabbiano e “Espía a una mujer que se mata” da Zio Vanja.

Impressiona, in primo luogo, la sua scelta di riscrivere i testi, mantenendone sostanzialmente intatta la trama, salvaguardando la  fisionomia dei personaggi, ma reinventandone il linguaggio, riversandolo nel linguaggio quotidiano. Lui non si propone, banalmente, di “attualizzare” il mondo dell’autore, ma lo sradica dal suo contesto, ne sposta drasticamente le coordinate, lo immagina come se quell’autore vivesse oggi, e più o meno dichiaratamente vivesse in Argentina. Il suo scopo ultimo, però, è di dimostrare che, per quanto si esca dalla struttura del testo, per quanto se ne prendano le distanze, esso alla fine si imporrà ugualmente, e ne risulterà anzi ulteriormente rafforzato.

Intervenendo sul linguaggio, tuttavia, significa anche scardinare i canoni della recitazione tradizionale, intervenire indirettamente su di essi liberandoli da ogni traccia di quei manierismi, di quei cliché che, specialmente affrontando i classici, sono spesso in agguato. Veronese non intacca la sintassi interpretativa, non la svuota dei suoi risvolti psicologici, né la esaspera forzandone i toni.  Attraverso una scrittura più dimessa, però, lui riesce sempre a dare l’impressione che i suoi attori non stiano affatto recitando, ma conversando fra loro.