La Scortecata

LA SCORTECATA

Testo e Regia di Emma Dante

Con Salvatore D’Onofrio e Carmine Maringola

Produzione Atto Unico, Festival di Spoleto 60, Teatro Biondo di Palermo

Lo cunto de li cunti overo lo trattenimiento de peccerille, noto anche col titolo di Pentamerone (cinque giornate), è una raccolta di cinquanta fiabe raccontate in cinque giornate. 

Prendendo spunto dalle fiabe popolari, Giambattista Basile crea un mondo affascinante e sofisticato partendo dal basso. Il dialetto napoletano dei suoi personaggi, nutrito di espressioni gergali, proverbi e invettive popolari, produce modi e forme espressamente teatrali tra lazzi della commedia dell’arte e dialoghi shakespeariani.

La scortecata è lo trattenimiento decemo de la iornata primma e narra la storia di un re che s’innamora della voce di una vecchia, la quale vive in una catapecchia insieme alla sorella più vecchia di lei.

 

04/07/2017 60 Festival dei 2 Mondi di Spoleto. Teatro Caio Melisso, spettacolo La Scorticata testo e regia di Emma Dante. Nella foto Salvatore D’Onofrio e Carmine Maringola

Il re, gabbato dal dito che la vecchia gli mostra dal buco della serratura, la invita a dormire con lui. Ma dopo l’amplesso, accorgendosi di essere stato ingannato, la butta giù dalla finestra. La vecchia non muore ma resta appesa a un albero. Da lì passano due fate che le fanno un incantesimo e diventata una bellissima giovane, il re se la prende per moglie. L’altra sorella, vecchia decrepita, invidiosa della fortuna sua, per farsi bella si fa scorticare e muore.

 

In una scena vuota, dalla narrazione in terza persona fino all’immedesimazione con i personaggi, due uomini, a cui sono affidati anche i ruoli femminili come nella tradizione del teatro settecentesco, drammatizzano la fiaba incarnando le due vecchie e il re. Basteranno due seggiulelle per fare il vascio, una porta per fare entra ed esci dalla catapecchia, una finestra per piglià nu poco d’aria, un mantello per il re, un lenzuolo per il letto regale e una tovaglia per il banchetto nuziale. 

La lingua di Basile si presta molto alla musicalità e il racconto è incentrato sul ritmo, come una partitura metrica, dando verità alle battute senza rinunciare ai ghirigori barocchi della scrittura. Umorismo, volgarità, terrore sono gli elementi principali di questa fiaba rivolta a tutti coloro che, nella vita, sono riusciti ad invecchiare senza diventare adulti. 

 

Ne hanno scritto in Italia:

Ci voleva la nuova creazione di Emma Dante per risollevare il tono di un’estate teatrale finora piuttosto avara di grandi soddisfazioni. Ci voleva questa Scortecata che ha debuttato al Festival dei Due Mondi di Spoleto, un lavoro scarno, che dura un’oretta soltanto, all’apparenza un piccolo spettacolo al quale però – come già a Un quaderno per l’inverno, la pièce di Armando Pirozzi messa in scena da Massimiliano Civica – non andrebbe né aggiunto né tolto un solo minuto. 

RP Il Sole 24 Ore.

 

Esemplari, al riguardo, sono la precisione e la coerenza con cui Emma Dante illustra un quadro siffatto: basterebbe por mente a quel «basso» che si riduce alla sola porta d’ingresso, giacché la porta significa nella circostanza la soglia, ovvero proprio il «luogo» del passaggio dalla dimensione dell’esterno (la realtà, la storia) a quella dell’interno (la mente, l’inconscio). Ed è inutile, in proposito, sprecare parole sulla straordinaria bravura

dei due interpreti in campo, Carmine Maringola (Carolina) e Salvatore D’Onofrio (Rusinella). Enrico Fiori

 

Ne hanno scritto all’estero:

SCENEWEB

“Plus qu’un conte de fées perverti, la pièce est un condensé de tradition populaire italienne, rappelant la Commedia dell’arte et le théâtre de tréteaux. Dans une forme modeste, d’un extrême dépouillement, Emma Dante orchestre un formidable théâtre d’acteurs. Tout repose sur le jeu.” Christophe Candoni

LE MONDE

“… Ils puisent dans la tradition de la commedia dell’arte, ravivée par le talent d’Emma Dante pour faire éclater de vie les corps et les mots. Le plaisir qui en découle est aussi vif qu’un juron bien envoyé, et aussi touchant qu’une sourde mélancolie.

Il suffit de rien aux comédiens : deux chaises, une planche qu’ils soulèvent du sol et tiennent comme si c’était une porte. Enfance de l’art, délice du théâtre à son éclosion, sans apprêt, reposant tout entier sur le jeu. Le jeu de La Scortecata doit tout à Salvatore D’Onofrio et à Carmine Maringola. Leur virtuosité n’a d’égal que leur bonheur d’être en scène. On espère bien les revoir en France pour une longue tournée.”  Brigitte Salino

CARNET D’ART

Bouffonnerie, transformation à vue, gaité joyeuse, matinée de gravité et d’émotion dessinent l’univers d’Emma Dante, fascinant, poétique et poignant. Kristina D’Agostin

LA TERRASSE N°266

Mêlant gaieté napolitaine et gravité universelle du conte, dans le contexte d’une société où les femmes sont prêtes à tout pour faire peau neuve, La Scortecata – l’écorchée en napolitain – mélange lazzi de la commedia dell’arte et dialogues shakespeariens aux formes modernes d’un théâtre physique, drôle et imaginatif. Eric Demey

LES INROCKUPTIBLES

La Scortecata est une libre adaptation de Lo Cunto de li cunti qui, tout en conservant l’authenticité des dialogues en napolitain, trouve avec cette réécriture la modernité d’un style qui force l’admiration ; on se doit de louer Emma Dante pour la fluidité et larichesse de sa plume. Patrick Sourd

PUTSCH

“Porté par deux acteurs demi-nus et semi-travestis, sortes de vamps napolitaines absolument géniaux, La Scortecata est hilarant, cru et poignant. Les répliques sont acérées et débitées comme des tirs de mitraillette ; les échanges mesquins entre les deux soeurs aigries sont jouissifs et drolatiques”. Romain Rouge