Glory Wall

Glory Wall parte da una idea intelligente: è possibile fare uno spettacolo sulla censura in un momento storico e in un paese in cui la censura non esiste? E su questa idea denuncia il teatro contemporaneo accusandolo di essere incapace, nonostante la libertà di cui può usufruire, di esprimere un pensiero e cantandone sostanzialmente la morte.

di Leonardo Manzan e Rocco Placidi

con Leonardo Manzan, Rocco Placidi, Paola Giannini e Giulia Mancini
scenografie Giuseppe Stellato
light designer  Paride Donatelli
sound designer  Filippo Lilli
regia Leonardo Manzan

produzione La Fabbrica dell’Attore -Teatro Vascello, Elledieffe

Qui riportiamo estratti delle motivazione che hanno deciso alla giuria della Biennale di Venezia di premiare Glory Wall:

“Mettendo il pubblico di fronte a un muro bianco, che blocca la vista della scena, Manzan gioca in modo molto intelligente, ironico e divertente con l’idea del censurare sé stessi e gli altri – e con l’importanza diminuita del teatro. Il gioco che imposta con questo muro è radicale, coerente e molto immaginativo dal punto di vista formale, creando immagini e scene che riecheggeranno per molto tempo, interagendo con il pubblico attraverso minuscoli fori. Lo fa con un gioco nel quale è il regista di frammentarie parti del corpo, cioè mani, dita e polsi, che compiono micro-azioni attraverso questi fori. Lo spettacolo porta l’esperimento di Beckett con Not I a un livello superiore.” 
Giuria internazionale
Maggie Rose
Susanne BurkhardtEvelyn CoussensJusto Barranco

Commenti della stampa:

È un grande conforto constatare che ci sono dei giovani teatranti che si rifiutano di praticare il teatro con lo spirito degli impiegati al catasto, quando non (ciò che, purtroppo, oggi capita spesso) dei servi sciocchi; e che, invece, analizzano il teatro in rapporto ai nostri tempi e ne mettono in discussione lo statuto corrente
Enrico Fiore – Corriere del Mezzogiorno

Manzan ha interpretato la censura […] come una riflessione provocatoria sul potere o sulla sua mancanza nel nostro teatro”
Laura Zangarini – Corriere della Sera