dance

Jan Fabre

Night writer     Resurrexit Cassandra

Jan Fabre (1958, Anversa) è considerato uno dei più innovativi e importanti artisti del teatro contemporaneo internazionale. Come artista visuale, regista teatrale e autore ha creato un mondo fortemente personale fatto di regole e leggi proprie, intessuto di caratteri, simboli e motivi ricorrenti. Influenzato dalla ricerca empirica dell’entomologo Jean-Henri Fabre (1823-1915), nella prima fase del suo percorso artistico è rimasto affascinato dal mondo degli insetti e di altre piccole creature. Sul finire degli anni 70, durante i suoi studi presso la Royal Academy of Fine Arts and the Municipal Institute of Decorative Arts and Crafts di Anversa, ha esplorato il modo di estendere la sua ricerca al dominio del corpo umano. Le performance e azioni, dal 1976 ad oggi, sono stati essenziali per il suo percorso artistico.
Il linguaggio scenico di Jan Fabre coinvolge una miriade di materiali e costruisce dei mondi popolati da corpi in un equilibrio tra gli opposti che definiscono l’esistenza della natura. La metamorfosi è un concetto chiave nel pensiero e nell’opera di Fabre, in cui la vita umana e animale sono in costante interazione. Come artista della scena ha unito la perfomance art al teatro. Ha stravolto il linguaggio teatrale portando in scena in tempo reale il tempo dell’azione. Dopo la sua famosa produzione di otto ore “This is theatre like it was to be expected and foreseen” (1982) e quella di quattro ore “The power of theatrical madness” (1984), ha incrementato lo sforzo con il  monumentale “Mount Olympus. To glorify the cult of tragedy, a 24-hour performance” (2015). Come artista visivo è riconosciuto e affermato in tutto il mondo a partire dalla mostra di Tivoli “castle “ (1990) e con opere permanenti in luoghi storici come “Heaven of Delight” (2002) nel Palazzo Reale di Bruxelles, “The Gaze Within (The Hour Blue)” (2011 – 2013) al Royal Staircase of the Museum of Fine Arts di Bruxelles e la sua ultima installazione “The man who bears the cross” (2015) nella Cattedrale di Anversa. E’ famoso per le sue personali come “Homo Faber” (KMSKA, Antwerp, 2006), “Hortus / Corpus” (Kröller-Müller Museum, Otterlo, 2011) e “Stigmata. Azioni e perfomance”, 1976–2013 (MAXXI, Roma, 2013; M HKA, Antwerp, 2015; MAC, Lyon, 2016). E’ stato il primo artista vivente a presentare una sua personale al Louvre di Parigi (“L’ange de la métamorphose”, 2008). La sua famosa serie “The Hour Blue” (1977 – 1992) è stata esposta presso il Kunsthistorisches Museum di Vienna (2011), presso il Musée d’Art Moderne of Saint-Etienne (2012) e al Busan Museum of Art (2013). Il suo progetto “The sexiest part of the body”, chiamato cervello, è stato presentato nella mostra “Anthropology of a planet” (Palazzo Benzon, Venezia, 2007), “From the Cellar to the Attic, From the Feet to the Brain” (Kunsthaus Bregenz, 2008; Arsenale Novissimo, Venezia, 2009), e “PIETAS” (Nuova Scuola Grande di Santa Maria della Misericordia, Venezia, 2011; Parkloods Park Spoor Noord, Antwerp, 2012). Le due serie di mosaici realizzati con i casi di ala dello scarabeo gioiello “Tribute to Hieronymus Bosch in Congo” (2011 – 2013) e “Tribute to Belgian Congo” (2010– 2013) sono state presentate al PinchukArtCentre di Kiev (2013) e presso il Palais des Beaux-Arts di Lille (2013). Fabre è stato anche invitato a presentare nel 2016 una mostra all’Hermitage Museum di San Pietroburgo che, conclusasi il 30 aprile 2017, è stata visitata da 1.160.000 spettatori.

Per la veemenza con cui affronta la propria arte, i lavori di Fabre hanno spesso, e suscitano ancora, polemiche e accuse dai toni molto accese.

   
   
   

Fuck Me

Marina Otero, icona della scena alternativa argentina, scrive il suo terzo lavoro (ultima parte di una trilogia politica e di autofiction), dal letto di un’ospedale, immobilizzata per un’operazione alla schiena. “Ho immaginato che sarei sempre stato al centro della scena, come un’eroina che si vendica di tutti e di tutto. Ma il mio corpo non ha tenuto il passo di fronte a tali battaglie. Oggi lascio il posto agli interpreti.

E continua, con Fuck Me, la costruzione di un’opera infinita sulla propria esistenza. Un lavoro che fonda la sua ricerca su un “io” concepito come uno dei materiali base della scena, sul travestimento della realtà e sulla trasformazione dell’io in un atto di abbandono all’altro. Spingendo indietro i confini che separano documentario e finzione, incidente e performance, Fuck Me esamina la nozione di tempo che passa e le stigmate che il corpo conserva. Uno spettacolo di esplosiva sincerità. E con radiosa irriverenza.

Dramaturgia e Regia Marina Otero

con Augusto Chiappe, Cristian Vega, Fred Raposo, Juan Francisco Lopez Bubica, Matias Rebossio, Miguel Valdivieso e Marina Otero

Creato nel 2020 al Festival Internazionale di Buenos Aires

Fuck me di Marina Otero indaga il corpo come estremità dell’esperienza umana e artistica. Otero attraversa il palco come in assenza, come se fosse in visita della sé stessa cristallizzata nel passato o, meglio, nel proprio corpo che quel passato ora lo rappresenta totalmente, senza più mutarlo, sovvertirlo al presente. 

Teatro e Critica – Simone Nebbia

   
   

Another Round for Five

«so dove sono. Mi sono già persa qui»: sarebbe stato, anche questo, un bellissimo titolo per questo spettacolo. Sono parole di Cristiana Morganti che invece ha scelto, più propriamente, Another round for Five, per la sua creazione.

Su una scena quasi completamente vuota con cinque danzatori di diverse nazionalità e dalle esperienze professionali eterogenee,  emergono dei primi piani, campi lunghi e piani sequenza, in cui si alternano momenti di danza potente e vitale a momenti più teatrali, comici e toccanti, nei quali gli interpreti si rivelano, si raccontano con spiazzante sincerità. 

Note della critica:

Un lavoro sincero e maturo …”Another Round for Five, come gia “Since She” del greco Papaioannou realizzato per la Compagnia di Wuppertal, dimostra che si puo andare oltre il semplice epigono e che il lascito della Bausch puo essere terreno fertile e originale. Sergio Trombetta, La Stampa.

Cristiana Morganti guida cinque magnifici danzatori all’interno del suo Another Round for Five prodotto dal Funaro. Quello che si compone davanti agli occhi rapiti degli spettatori, è una costruzione che si avvita su se stessa formando un  macchinario che si disfa e si ricompone, che mostra rabbia, forza e gesti morbidi. Viviana Raciti TeatroeCritica

In Another Round for Five, ritornano piu volte, come flashback, le stesse sequenze interrote di buio, cambi di luce, e da una ricca playlist di musiche che determina momenti bellissimi di danza: ariosa, fluida, frenetica, con le braccia sempre in moto, e liberi assoli, intrecci di duetti e terzetti.

Giuseppe Distefano Pensieri Critico

Another round for five

regia e coreografia Cristiana Morganti

Con Maria Giovanna Delle Donne, Anna Fingerhuth, Justine Lebas, Antonio Montanile, Damiaan Veens

collaborazione artistica Kenji Takagi

disegno luci Jacopo Pantani

assistenti di prova Anna Wehsarg / Elena Copelli

editing musiche Bernd Kirchhoefer

direttore tecnico Simone Mancini

 produzione

 il Funaro | Pistoia con Fondazione Campania dei Festival, in coproduzione con TPE – Teatro Piemonte Europa, Teatro Metastasio di Prato, Associazione Teatrale Pistoiese, Teatro Stabile del Veneto Carlo Goldoni e MA scène nationale – Pays de Montbéliard

   
   

A Fury Tale

In A Fury Tale Cristiana Morganti per la prima volta non danza e si riserva la possibilità di una maggiore distanza critica affidando ai corpi e alle personalità di due interpreti il compito di restituire la sua riflessione sensibile, ironica, in parte autobiografica sul femminile nelle sue molte, possibili declinazioni: competizione/amicizia, isterismo/dolcezza, imprevedibilità/quotidianità, aggressività/tenerezza. Lo spettacolo, animato da queste potenti alternanze, rivela un universo onirico e misterioso, in bilico tra fiaba e realtà. Su una scena completamente bianca, quasi uno sfondo su cui far esplodere video, colori e luci stroboscopiche, le due interpreti si scontrano e si raccontano.  I tanti momenti di danza sono potenti e imprevedibili ma anche delicati; rivelatori di perturbabilità e timori, sogni e speranze.

A fury tale

idea, regia e coreografia di Cristiana Morganti

con Breanna O’Mara, e Anna Fingerhurt

collaborazione artistica Kenij Takagi

disegno luci Jacopo Pantani

video Connie Prantera

editing musicale Bernd Kirchhoefer

 

 
   
   

Jessica and Me

Una confessione poetica e sconcertante, l’attrice e ballerina Cristiana Morganti ci parla di se stessa partendo dalla sua complessa relazione con la danza classica.

«Volete che io balli o volete che io parli? »

Dietro questa domanda, che Cristiana Morganti pone a uno spettatore, si nasconde una delle chiavi per la comprensione di Jessica e me.

In questo spettacolo, la ballerina storica del Tanztheater Wuppertal di Pina Bausch, giunta in un momento importante della sua carriera, si ferma a riflettere su se stessa, sul suo rapporto con il proprio corpo, con la danza, sul perché si è sul palco, sul senso di “l’altro oltre se stesso” che implica fare teatro.

Ne risulta una sorta di autoritratto a due voci (Jessica and me) di un’ironia efficace e sconcertante, dove Cristiana svela ciò che sta succedendo “dietro le quinte” del suo percorso professionale. Un puzzle di gesti, ombre, muscoli, tenacia, audacia, timidezza, ricordi e progetti.

la stampa:

«Si è messo il pubblico del Théâtre des Abbesses, a Parigi, subito in tasca… non il tempo di dire “ouf” che tutti hanno ceduto.
Questa bomba si chiama Cristiana Morganti. È da sola in scena in Jessica ma si circonda di fantasmi, voci, linguaggi diversi, ricordi, e desideri contraddittori.
Cristiana Morganti fa il botto in questo “one woman show” molto parlato, molto ballato – un cocktail perfettamente emulsionato con un po’ di psicologia – che lascia sul palco solo il minimo negoziabile con il pudore».
Rosita Boisseau – Le Monde

“Una delle più famose interpreti di Pina Bausch si mette in scena in un irresistibile pezzo di poesia e divertimento. Con questo assolo intitolato Jessica and Me, Cristiana Morganti, favolosa interprete, non solo ha creato un’opera di liberazione, ma si afferma come grande autrice. Ossessionata dalla frase «all’ombra di un grande albero, non cresce niente», l’italiana dal temperamento fiammeggiante e ironico ha cercato di far crescere un’estetica che deve solo a lei. Tra ricordi, testi e danze, con il suo corpo di ieri e quello dei suoi 50 anni, con la sua verve e i suoi dubbi, ha operato un mix fulminante per raccontare la sua vita, la sua opera senza smettere di essere se stessa. » Telerama

“Ballerina e attrice di irresistibile talento e vitalità comica, Cristiana Morganti fonde la furia di un virago del Mediterraneo con gli occhi spalancati e l’innocenza di un clown.” Leonetta Bentivoglio (il Venerdì di Repubblica)

 
   
   

Moving with Pina

Eseguendo dal vivo alcuni estratti del repertorio del Tanztheater, Cristiana Morganti racconta il suo percorso artistico e umano con la grande coreografa tedesca e ci fa scoprire quanta dedizione, fantasia e cura del dettaglio sono racchiusi nel linguaggio di movimento creato da Pina Bausch.

Cristiana Morganti presenta estratti del repertorio del Tanztheater, decompone la struttura degli assoli, parla del rapporto tra emozione e movimento nelle coreografie di Pina Bausch. Insegna, spiega, trasmette.

Però Cristiana non ha mai la supponenza di una conferenziera: è un’artista empatica, maliziosa e dotata di humour. Ha compreso veramente il mondo di Pina, vivendolo con la mente, le emozioni e con il corpo. Ma ce lo narra come se per noi fosse un ambiente naturale, “semplicemente” da ritrovare, e lei ci stesse conducendo, con amicizia e confidenza, dentro una genuina parte di noi stessi: un luogo riconoscibile e importante, abitato dal tempo dei sogni e delle fiabe.

Un invito a viaggiare nell’unico universo di Pina Bausch

La Stampa:

C’e nello spettacolo un filo che si riannoda lentamente man mano che la danza evoca i ricordi, le tante esperienze vissute.  Ne esce un affresco composito mai didascalico o ripetitivo. Ogni passo di danza, ogni parola esclamata evoca immagini, suoni, silenzi di quel mondo fatto di fatica, energie, sogni e creazioni che popolavano la fantasia di Pina Bausch. LìEspresso Roberto Rinaldi

Applaudissimo omaggio. Moving with Pina non ha nulla di commemorativo, nulla della nostalgia polverosa che cristallizza il ricordo in un’immagine statica. È invece uno spettacolo vivace e ironico, carico di forza e intensità, da cui emerge il ritratto di un genio della danza e del suo modo di lavorare. Il Giornale di Vicenza

  Si entra e si esce nel mondo di Wuppertal attraverso i racconti, gli assoli, tante piccole, meravigliose rivelazioni sul lavoro di Pina con i suoi danzatori.Cristiana mette in luce dall’interno la genialità della scrittura di movimento della Sagra; ripercorre alcune delle famose domande da cui nascevano le improvvisazioni dei danzatori; esibendosi con gli oggetti feticcio di tanti pezzi di Bausch che ci hanno toccato il cuore negli anni. Francesca Pedroni Il Manifesto.
   
   

Cristiana Morganti

Moving with Pina      Jessica and Me      A Fury Tale      Another Round for Five      The monologue of C.

Cristiana Morganti

Provocante e sensuale, eppure commovente nella sua innocenza, e intrepida nella capacità di esporre le zone più vulnerabili della propria umanità. Artista sensibile ed esperta, sa diventare in scena al tempo stesso una bambina e una signora. Il suo corpo è musicale, materno e accogliente, modellato dalle tecniche del balletto classico e forgiato dalla danza espressionista. Ma ha anche una comunicabilità clownesca che rende subito complice lo spettatore, infondendogli una confortante leggerezza.

Cristiana Morganti è danzatrice, pedagoga e coreografa.

Formatasi all’Accademia Nazionale di Danza di Roma e alla Folkwang Hochschule Essen, ha poi studiato all’Odin Teatret di Eugenio Barba.

È stata interprete per diversi coreografi, tra cui Susanne Linken, Urs Dietrich, Joachim Schlömer, Felix Rückert, VA Wöll e Wanda Golonka.

Dal 1993 al 2014 la Morganti è stata membro del Tanztheater Wuppertal di Pina Bausch con il quale ha continuato a lavorare come artista invitata. Sotto la direzione di Pina Bausch ha partecipato all’allestimento di 9 creazioni e danzato anche in numerosi lavori del repertorio. Per Pina Bausch ha partecipato ai film di Pedro Almodovar (2001) e PINA di Wim Wenders (2011).

Cristiana Morganti è docente  occasionale presso il Conservatorio Nazionale di Parigi e presso l’Accademia D’Arte Drammatica Silvio D’Amico a Roma. Per il Conservatorio di Parigi ha realizzato due coreografie, Out of Twelve (2012) e Sacre du Printemps (2013).

Dal 2010  Cristiana Morganti si lega al Funaro di Pistoia che l’accompagnera nel suo percorso artistico producendo tutti i suoi spettacoli

Nel 2010, come tributo a Pina Bausch, ha creato la Lecture-Performance Moving with Pina, che è stata poi esibita con grande successo in numerosi teatri italiani e nel mondo.

Nel 2011 ha ricevuto il premio Premio Positano Leonide Massine come migliore danzatrice contemporanea dell’anno.

Per il suo assolo Jessica and Me,  ha ricevuto il premio Danza & Danza come miglior coreografa/attrice del 2014.  Dopo il successo di questo lavoro in Italia, Cristiana Morganti  è stata invitata al Dublin Dance Festival, alla  Biennale de la Danse de Lione, al Theatre de la Ville di Parigi, e accolta nei più prestigiosi festival internazionali.

Nel 2016 e la volta della creazione del duetto A Fury Tale  interpretato dalla  prodigiosa Breanna O’Mara, inaugurato al festival Aperto di Reggio Emilia, Italia.

Infine, il più recente lavoro Another Round For Five (2019), prodotto dal Funaro e il Napoli Teatro Festival, insieme a 5 teatri in Italia e all’estero.

Per il 2022, Cristiana prepara una nuova creazione The Monologue of C. un racconto tragicomico, un assolo danzato e autobiografico con Cristiana in scena, che si pone come ideale continuazione di Jessica and Me. Questa creazione sarà comprodotta dal Theatre de la Ville di Parigi, il Theatre MA di Montbeliard, e i Teatri di Reggio Emilia.

   
   
   

Poyos

Due uomini e una radio dal vivo in uno spogliatoio si affrontano, sfidano, combattono e si seducono. Un interessante incrocio tra danza, sport e sessualità. Un’opera che, partendo dal linguaggio del corpo, esplora i limiti del linguaggio contemporaneo, rispetto al movimento e alle sue successive interpretazioni. Una provocazione, un invito a ridere di noi stessi, e allo stesso tempo, riconoscere la nostra totalità

Un Poyo Rojo, mescola acrobazie e comicità:  Naif, kitch, poncif, o qualunque cosa le sue molteplici letture possano gettare. Uno stupefacente ventaglio delle possibilità fisiche e spirituali dell’essere umano.

Ha detto la stampa:

“Poyo Rojo” è un’esperienza sensoriale stupefacente: competizione sportiva, lotta di galli, teatro-danza, percussioni, clown… e tutto senza dire una parola. Un’opera che a partire dal linguaggio corporale esplora i limiti del linguaggio contemporaneo. Una provocazione, un invito a ridere di noi stessi e a riconoscersi come esseri nella nostra totalità, nella ricchezza senza censure delle nostre possibilità fisiche e spirituali. Per due anni straordinario successo sold-out al Festival OFF d’Avignone e al Théâtre du Rond Point di Parigi. Matteo Cicero Teatro.it 

Un poyo rojo

Regia e Coreografia: Nicolás Poggi, Luciano Rosso, Hermes Gaido
Interpreti: Alfonso Barón, Luciano Rosso 

Produzione: Carnezzeria,

Coordinamento e distribuzione: Aldo Miguel Grompone, Roma

Durata: 60′

Acclamato dalla stampa internazionale come “una poesia di corpi e immagini, suonata senza parole o musica che flirta dolcemente con i divieti e gli eccessi” (Télérama), definito da The Sunday Times “una lotta di dignità”, Un Poyo Rojo è un invito libertario, giocoso e politico a esplorare tutto il ventaglio delle possibilità fisiche e spirituali dell’essere umano.

 
   

Marina Otero

Fuck Me       Love Me

Le sue ricerche poggiano sul lavoro su se stessa, come materiale di base, e mirano a travestire il reale e trasformare l’ego in un atto di abbandono all’altro ai fini della depurazione del corpo.  Nella maggior parte delle sue opere, fa intervenire materiali documentari, musica dal vivo e danza accompagnata da una poetica costruita sulla provocazione, la memoria, la morte, il dolore, il denaro, la violenza e tempo. 

Molti dei suoi spettacoli come Ricordare 30 anni per vivere 65 minuti e 200 Colpi di prosciutto Serrano sono stati presentati in diversi festival come il Festival Santiago a mil (Cile), il Singapore International Festival of Arts (Singapore), il Bosnia & Herzegovina Mess Festival (Sarajevo), FAE Lima (Perù), Fiba (Buenos Aires), la Bienal de performance (Buenos Aires) e la Bienal de arte Joven (Buenos Aires). Per quest’ultimo, riceve il premio per la migliore danza e una borsa di studio per il programma Watch and Talk del Theatre Spektakel (Zurigo).

Come performer, ha partecipato, tra l’altro, alle creazioni di Pablo Rotemberg e Emilio García Wehbi.

   
   
   

Buenos Aires Tango

Buenos Aires Tango

È un festival dedicato interamente alla cultura popolare della musica e la danza Argentina.

L’organizzazione dei programmi sono realizzate in collaborazione con la Città di Buenos Aires che organizza ogni anno il più importante Festival del mondo dedicato al tango. Gli artisti più celebri provenienti direttamente dalla capitale argentina animano le diverse espressioni della manifestazione. Spettacoli, corsi di ballo, conferenze, una rassegna cinematografica, mostre, una tangheria sul modello dei famosi locali di Buenos Aires, e delle Milongas dove il pubblico può ballare fino a tarda notte. 

Il programma propone l’esperienza del tango porteño senza edulcorazioni, presentando gli artisti più rappresentativi della vibrante scena tanguera della Buenos Aires di oggi, della sua ricchezza artistica e della sua varietà stilistica. 

La varietà della programmazione da l’opportunità di ammirare musicisti, cantanti e ballerini dalle personalità tanto diverse quanto stimolanti.