dance

Marina Otero

Le sue ricerche poggiano sul lavoro su se stessa, come materiale di base, e mirano a travestire il reale e trasformare l’ego in un atto di abbandono all’altro ai fini della depurazione del corpo.  Nella maggior parte delle sue opere, fa intervenire materiali documentari, musica dal vivo e danza accompagnata da una poetica costruita sulla provocazione, la memoria, la morte, il dolore, il denaro, la violenza e tempo. 

Molti dei suoi spettacoli come Ricordare 30 anni per vivere 65 minuti e 200 Colpi di prosciutto Serrano sono stati presentati in diversi festival come il Festival Santiago a mil (Cile), il Singapore International Festival of Arts (Singapore), il Bosnia & Herzegovina Mess Festival (Sarajevo), FAE Lima (Perù), Fiba (Buenos Aires), la Bienal de performance (Buenos Aires) e la Bienal de arte Joven (Buenos Aires). Per quest’ultimo, riceve il premio per la migliore danza e una borsa di studio per il programma Watch and Talk del Theatre Spektakel (Zurigo).

Come performer, ha partecipato, tra l’altro, alle creazioni di Pablo Rotemberg e Emilio García Wehbi.