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A Fury Tale

In A Fury Tale Cristiana Morganti per la prima volta non danza e si riserva la possibilità di una maggiore distanza critica affidando ai corpi e alle personalità di due interpreti il compito di restituire la sua riflessione sensibile, ironica, in parte autobiografica sul femminile nelle sue molte, possibili declinazioni: competizione/amicizia, isterismo/dolcezza, imprevedibilità/quotidianità, aggressività/tenerezza. Lo spettacolo, animato da queste potenti alternanze, rivela un universo onirico e misterioso, in bilico tra fiaba e realtà. Su una scena completamente bianca, quasi uno sfondo su cui far esplodere video, colori e luci stroboscopiche, le due interpreti si scontrano e si raccontano.  I tanti momenti di danza sono potenti e imprevedibili ma anche delicati; rivelatori di perturbabilità e timori, sogni e speranze.

A fury tale

idea, regia e coreografia di Cristiana Morganti

con Breanna O’Mara, e Anna Fingerhurt

collaborazione artistica Kenij Takagi

disegno luci Jacopo Pantani

video Connie Prantera

editing musicale Bernd Kirchhoefer

 

 
   
   

Jessica and Me

Una confessione poetica e sconcertante, l’attrice e ballerina Cristiana Morganti ci parla di se stessa partendo dalla sua complessa relazione con la danza classica.

«Volete che io balli o volete che io parli? »

Dietro questa domanda, che Cristiana Morganti pone a uno spettatore, si nasconde una delle chiavi per la comprensione di Jessica e me.

In questo spettacolo, la ballerina storica del Tanztheater Wuppertal di Pina Bausch, giunta in un momento importante della sua carriera, si ferma a riflettere su se stessa, sul suo rapporto con il proprio corpo, con la danza, sul perché si è sul palco, sul senso di “l’altro oltre se stesso” che implica fare teatro.

Ne risulta una sorta di autoritratto a due voci (Jessica and me) di un’ironia efficace e sconcertante, dove Cristiana svela ciò che sta succedendo “dietro le quinte” del suo percorso professionale. Un puzzle di gesti, ombre, muscoli, tenacia, audacia, timidezza, ricordi e progetti.

la stampa:

«Si è messo il pubblico del Théâtre des Abbesses, a Parigi, subito in tasca… non il tempo di dire “ouf” che tutti hanno ceduto.
Questa bomba si chiama Cristiana Morganti. È da sola in scena in Jessica ma si circonda di fantasmi, voci, linguaggi diversi, ricordi, e desideri contraddittori.
Cristiana Morganti fa il botto in questo “one woman show” molto parlato, molto ballato – un cocktail perfettamente emulsionato con un po’ di psicologia – che lascia sul palco solo il minimo negoziabile con il pudore».
Rosita Boisseau – Le Monde

“Una delle più famose interpreti di Pina Bausch si mette in scena in un irresistibile pezzo di poesia e divertimento. Con questo assolo intitolato Jessica and Me, Cristiana Morganti, favolosa interprete, non solo ha creato un’opera di liberazione, ma si afferma come grande autrice. Ossessionata dalla frase «all’ombra di un grande albero, non cresce niente», l’italiana dal temperamento fiammeggiante e ironico ha cercato di far crescere un’estetica che deve solo a lei. Tra ricordi, testi e danze, con il suo corpo di ieri e quello dei suoi 50 anni, con la sua verve e i suoi dubbi, ha operato un mix fulminante per raccontare la sua vita, la sua opera senza smettere di essere se stessa. » Telerama

“Ballerina e attrice di irresistibile talento e vitalità comica, Cristiana Morganti fonde la furia di un virago del Mediterraneo con gli occhi spalancati e l’innocenza di un clown.” Leonetta Bentivoglio (il Venerdì di Repubblica)

 
   
   

Moving with Pina

Eseguendo dal vivo alcuni estratti del repertorio del Tanztheater, Cristiana Morganti racconta il suo percorso artistico e umano con la grande coreografa tedesca e ci fa scoprire quanta dedizione, fantasia e cura del dettaglio sono racchiusi nel linguaggio di movimento creato da Pina Bausch.

Cristiana Morganti presenta estratti del repertorio del Tanztheater, decompone la struttura degli assoli, parla del rapporto tra emozione e movimento nelle coreografie di Pina Bausch. Insegna, spiega, trasmette.

Però Cristiana non ha mai la supponenza di una conferenziera: è un’artista empatica, maliziosa e dotata di humour. Ha compreso veramente il mondo di Pina, vivendolo con la mente, le emozioni e con il corpo. Ma ce lo narra come se per noi fosse un ambiente naturale, “semplicemente” da ritrovare, e lei ci stesse conducendo, con amicizia e confidenza, dentro una genuina parte di noi stessi: un luogo riconoscibile e importante, abitato dal tempo dei sogni e delle fiabe.

Un invito a viaggiare nell’unico universo di Pina Bausch

La Stampa:

C’e nello spettacolo un filo che si riannoda lentamente man mano che la danza evoca i ricordi, le tante esperienze vissute.  Ne esce un affresco composito mai didascalico o ripetitivo. Ogni passo di danza, ogni parola esclamata evoca immagini, suoni, silenzi di quel mondo fatto di fatica, energie, sogni e creazioni che popolavano la fantasia di Pina Bausch. LìEspresso Roberto Rinaldi

Applaudissimo omaggio. Moving with Pina non ha nulla di commemorativo, nulla della nostalgia polverosa che cristallizza il ricordo in un’immagine statica. È invece uno spettacolo vivace e ironico, carico di forza e intensità, da cui emerge il ritratto di un genio della danza e del suo modo di lavorare. Il Giornale di Vicenza

  Si entra e si esce nel mondo di Wuppertal attraverso i racconti, gli assoli, tante piccole, meravigliose rivelazioni sul lavoro di Pina con i suoi danzatori.Cristiana mette in luce dall’interno la genialità della scrittura di movimento della Sagra; ripercorre alcune delle famose domande da cui nascevano le improvvisazioni dei danzatori; esibendosi con gli oggetti feticcio di tanti pezzi di Bausch che ci hanno toccato il cuore negli anni. Francesca Pedroni Il Manifesto.
   
   

Cristiana Morganti

Moving with Pina      Jessica and Me      A Fury Tale      Another Round for Five      The monologue of C.

Cristiana Morganti

Provocante e sensuale, eppure commovente nella sua innocenza, e intrepida nella capacità di esporre le zone più vulnerabili della propria umanità. Artista sensibile ed esperta, sa diventare in scena al tempo stesso una bambina e una signora. Il suo corpo è musicale, materno e accogliente, modellato dalle tecniche del balletto classico e forgiato dalla danza espressionista. Ma ha anche una comunicabilità clownesca che rende subito complice lo spettatore, infondendogli una confortante leggerezza.

Cristiana Morganti è danzatrice, pedagoga e coreografa.

Formatasi all’Accademia Nazionale di Danza di Roma e alla Folkwang Hochschule Essen, ha poi studiato all’Odin Teatret di Eugenio Barba.

È stata interprete per diversi coreografi, tra cui Susanne Linken, Urs Dietrich, Joachim Schlömer, Felix Rückert, VA Wöll e Wanda Golonka.

Dal 1993 al 2014 la Morganti è stata membro del Tanztheater Wuppertal di Pina Bausch con il quale ha continuato a lavorare come artista invitata. Sotto la direzione di Pina Bausch ha partecipato all’allestimento di 9 creazioni e danzato anche in numerosi lavori del repertorio. Per Pina Bausch ha partecipato ai film di Pedro Almodovar (2001) e PINA di Wim Wenders (2011).

Cristiana Morganti è docente  occasionale presso il Conservatorio Nazionale di Parigi e presso l’Accademia D’Arte Drammatica Silvio D’Amico a Roma. Per il Conservatorio di Parigi ha realizzato due coreografie, Out of Twelve (2012) e Sacre du Printemps (2013).

Dal 2010  Cristiana Morganti si lega al Funaro di Pistoia che l’accompagnera nel suo percorso artistico producendo tutti i suoi spettacoli

Nel 2010, come tributo a Pina Bausch, ha creato la Lecture-Performance Moving with Pina, che è stata poi esibita con grande successo in numerosi teatri italiani e nel mondo.

Nel 2011 ha ricevuto il premio Premio Positano Leonide Massine come migliore danzatrice contemporanea dell’anno.

Per il suo assolo Jessica and Me,  ha ricevuto il premio Danza & Danza come miglior coreografa/attrice del 2014.  Dopo il successo di questo lavoro in Italia, Cristiana Morganti  è stata invitata al Dublin Dance Festival, alla  Biennale de la Danse de Lione, al Theatre de la Ville di Parigi, e accolta nei più prestigiosi festival internazionali.

Nel 2016 e la volta della creazione del duetto A Fury Tale  interpretato dalla  prodigiosa Breanna O’Mara, inaugurato al festival Aperto di Reggio Emilia, Italia.

Infine, il più recente lavoro Another Round For Five (2019), prodotto dal Funaro e il Napoli Teatro Festival, insieme a 5 teatri in Italia e all’estero.

Per il 2022, Cristiana prepara una nuova creazione The Monologue of C. un racconto tragicomico, un assolo danzato e autobiografico con Cristiana in scena, che si pone come ideale continuazione di Jessica and Me. Questa creazione sarà comprodotta dal Theatre de la Ville di Parigi, il Theatre MA di Montbeliard, e i Teatri di Reggio Emilia.

   
   
   

Mantova Lectures

Queste produzioni si presentano come lezioni d’autore, informali e fluide. In ognuna di esse Baricco sviluppa un itinerario della mente, attraverso immagini e sequenze inedite.

Il progetto prevede diversi programmi che possono essere presentati in serie (uno al giorno, o uno alla settimana) o scelto uno di loro, programmato singolarmente, come un singolo evento. Si tratta di monologhi/conferenza di circa un’ora e mezza dove Alessandro percorre storie e grandi temi, dove ci parla dell’arte, della musica, del mondo antico e del presente.

I titoli sono:

“La mappa della metro di Londra”

“Alessandro Magno”

“La discesa della croce di Van der Weyden”

“Sul Tempo e sull’Amore”

“Alessandro Baricco sulla Verità”

Rogier Van Der Weyden

 

 

 

 

la tempesta

di William Shakespeare
Traduzione e adattamento di Alessandro Serra
con (in o.a.) Fabio Barone, Andrea Castellano, Vincenzo Del Prete, Massimiliano Donato, Paolo Madonna, Jared Mc Neill, Chiara Michelini, Maria Irene Minelli, Valerio Pietrovita, Massimiliano Poli, Marco Sgrosso, Bruno Stori

regia, scene, luci, suoni, costumi Alessandro Serra

Produzione, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale
Teatro di Roma – Teatro Nazionale
Emilia Romagna Teatro Fondazione / Sardegna Teatro
in collaborazione con Fondazione I Teatri Reggio Emilia / Compagnia Teatropersona

Nella Tempesta tutti cercano di usurpare, consolidare o innalzare il proprio potere. Prospero trascura il governo, cioè gestisce male il potere. E subito suo fratello, il suo stesso sangue, trama contro di lui insieme al re di Napoli e lo condanna a una morte per acqua. Gonzalo lo salva, fornendogli segretamente la fonte di un potere ben più grande di quello politico: la magia. Ma chi è sradicato non può che sradicare, dice Simone Weil, e così non appena giunto sull’isola, Prospero usa il suo potere magico per sottrarla a Caliban, che prima adotta come figlio e poi trasforma in schiavo. Lo stesso farà con Ariel: lo libera dalla schiavitù ma lo condanna a servirlo per dodici anni. Persino il suo atteggiamento nei confronti di Ferdinando e Miranda è dettato da un mero interesse dinastico. Anche nella tempesta, come in tutti i romances, c’è il tema dell’unione di due regni. 

Non appena mettono piede sull’isola Antonio convince Sebastiano a uccidere suo fratello per divenire re di Napoli. Solo Gonzalo, in un mirabile monologo scritto da Shakespeare con le parole di Montaigne, vaneggia di una società ideale senza violenza in cui ogni bene sia in comune, senza alcuna sovranità, in simbiosi con la natura.

Ed è proprio di fronte alla natura che nella prima scena si ribaltano le gerarchie: in un mare in tempesta comanda il Nostromo, non il re, perché Che gliene importa ai cavalloni del titolo di re!  

Ma in realtà chi comanda davvero è la natura, e quando la natura decide di riprendersi il suo spazio i marinai non possono che intonare il loro saggio requiem: È tutto inutile, preghiamo! Siamo fottuti! 

Tutti sono sul punto di morire annegati, ma in realtà non muore nessuno, è più un’immersione battesimale, un’iniziazione nel proprio labirinto interiore al termine della quale, dice Gonzalo, noi tutti ritrovammo noi stessi quando nessuno era più padrone di sé

Nella tempesta il sovrannaturale si inchina al servizio dell’uomo, Prospero è del tutto privo di trascendenza, eppure con la sua rozza magia imprigiona gli spiriti della natura, scatena la tempesta, e resuscita i morti. Ma sarà Ariel, uno spirito dell’aria, ad insegnargli la forza della compassione, e del perdono. Lo credi davvero, spirito? Io sì, se fossi umano.

Su quest’isola-palcoscenico tutti chiedono perdono e tutti si pentono ad eccezione di Antonio e Sebastiano, non a caso gli unici immuni dalla bellezza e dallo stato di estasi che pervade gli altri. Il fatto che Prospero rinunci alla vendetta proprio quando i suoi nemici sono distesi ai suoi piedi, ecco questo è il suo vero innalzamento spirituale, il sovrannaturale arriva quando Prospero vi rinuncia, rinuncia a usarlo come arma. 

Ma il potere supremo, pare dirci Shakespeare, è il potere del Teatro. La tempesta è un inno al teatro fatto con il teatro la cui forza magica risiede proprio in questa possibilità unica e irripetibile di accedere a dimensioni metafisiche attraverso la cialtroneria di una compagnia di comici che calpestano quattro assi di legno, con pochi oggetti e un mucchietto di costumi rattoppati. Qui risiede il suo fascino ancestrale, nel fatto cioè che tutto avviene di fronte ai nostri occhi, che tutto è vero pur essendo così smaccatamente simulato, ma soprattutto che quella forza sovrumana si manifesta solo a condizione che ci sia un pubblico disposto ad ascoltare e a vedere, a immaginare, a condividere il silenzio per creare il rito. L’uomo avrà sempre nostalgia del teatro perché è rimasto l’unico luogo in cui gli esseri umani possono esercitare il proprio diritto all’atto magico. 

macbettu

Regia di | Alessandro Serra

con Fulvio Accogli, Andrea Bartolomeo, Alessandro Burzotta, Andrea Carroni, Giovanni Carroni, Maurizio Giordo, Stefano Mereu, Felice Montervino

produzione | Sardegna Teatro, Compagnia Teatropersona. Con il sostegno di | CEDAC Sardegna, Fondazione Pinuccio Sciola

L’idea di un Macbeth di Shakespeare recitato in sardo nasce nel corso di un reportage fotografico tra i carnevali della Barbagia. I suoni cupi prodotti da campanacci e antichi strumenti, le pelli di animali, le corna, il sughero. La potenza dei gesti e della voce, la confidenza con Dioniso e al contempo l’incredibile precisione formale nelle danze e nei canti. Le fosche maschere e poi il sangue, il vino rosso, le forze della natura domate dall’uomo. Ma soprattutto il buio inverno.  

La lingua sarda non limita la fruizione ma trasforma in canto ciò che in italiano rischierebbe di scadere in letteratura. Uno spazio scenico vuoto, attraversato dai corpi degli attori che disegnano luoghi ed evocano presenze. Pietre, terra, ferro, sangue, posture di guerriero, residui di antiche civiltà nuragiche. Materia che non veicola significati, ma forze primordiali che agiscono su chi le riceve.

 

 

PREMIO UBU 2017 | Spettacolo dell’anno

PREMIO ANCT 2017 | Associazione Nazionale Dei Critici Di Teatro

58th INTERNATIONAL THEATER FESTIVAL MESS 2018:
Grand Prix “Golden Laurel Wreath Award” for best director Alessandro Serra
Oslobodenje – The Golden Mask – for the performance Macbettu
The “Luka Pavlovic” theater critics’ award for the performance Macbettu

PREMIO LE MASCHERE DEL TEATRO 2019

Migliore spettacolo di prosa

Alessandro Serra migliore scenografo

PREMIO MIGLIOR SPETTACOLO BALTIC THEATRE FESTIVAL San Pietroburgo 2021

Pupo di Zucchero

PUPO DI ZUCCHERO
testo e regia Emma Dante
con Elena Borgogni, Tiebeu Marc-Henry Brissy Ghadout, Sandro Maria Campagna, Federica Greco, Giuseppe Lino, Carmine Maringola, Valter Sarzi Sartori, Maria Sgro, Stephanie Taillandier, Nancy Trabona
costumi Emma Dante
luci Cristian Zucaro
sculture Cesare Inzerillo
produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Sud Costa Occidentale, Scene National Chateauvallon-Liberte, ExtraPole Provence-Alpes-Cote d’Azur / Teatro Biondo di Palermo / La Criee Theatre National de Marseille / Festival d’Avignon / Anthea Antipolis Theatre d’Antibes e con il sostegno dell’Ecole de l’ERAC

La scrittura di questo nuovo spettacolo prende spunto dalla fiaba di Basile “Pinto Smalto”, nella quale la figlia di un ricco mercante, incapace di trovare marito, ne impasta uno con le mandorle e lo zucchero. 

 

 


Liberamente ispirato alla lingua di Gianbattista Basile, lo spettacolo racconta la storia di un vecchio che per sconfiggere la solitudine invita a cena, nella loro antica dimora, i defunti della famiglia. Nella notte fra l’uno e il due novembre, lascia le porte aperte per farli entrare.
Secondo la tradizione in alcuni luoghi del Meridione c’è l’usanza di organizzare banchetti ricchi di dolci e biscotti in cambio dei regali che, il 2 novembre, i parenti defunti portavano ai bambini dal regno dei morti. Durante il rituale, in quella notte, la cena era un momento di patrofagia simbolica; nel senso che il valore originario dei dolci antropomorfi era quello di raffigurare le anime dei defunti. Cibandosi di essi, era come se ci si cibasse dei propri cari.

Una favola barocca di solitudine e vecchiaia per celebrare la memoria dei defunti e la pienezza della vita attraverso l’ombra delle loro esistenze passate

Si devono avere ricordi di molte notti d’amore, nessuna uguale all’altra, di grida di partorienti, e di lievi, bianche puerpere addormentate che si richiudono. Ma anche presso i moribondi si deve essere stati, si deve essere rimasti presso i morti nella camera con la finestra aperta e i rumori che giungono a folate. E anche avere ricordi non basta. Si deve poterli dimenticare, quando sono molti, e si deve avere la grande pazienza di aspettare che ritornino. Poiché i ricordi di per se stessi ancora non sono. Solo quando divengono in noi sangue, sguardo e gesto, senza nome e non più scindibili da noi, solo allora può darsi che in una rarissima ora sorga nel loro centro e ne esca la prima parola di un verso.

Rainer Maria Rilke da I quaderni di Malte Laurids Brigge

 

Hanno scritto:

“Chi ha mai detto che la morte sia silenziosa e che la sua immagine corrisponda solo all’iconografia della nera signora? Credenze del popolo, retaggio di una cultura lontana che Emma Dante smonta e ricostruisce nel suo Pupo di zucchero, musicale e colorato teatrino ambientato nel giorno dei morti per un meraviglioso affresco popolare pronto a risuonare, nella logica degli opposti, come disperato inno alla vita.”

Roberto Canavesi Teatro/Teatro

“Questo album familiare vivente nella mani di Emma Dante diventa una coreografia carnale che intreccia la gioiosità delle fanciulle, la gestualità ritmata di Pasqualino e la danza di sesso e di morte degli zii, che colora idealmente di nero la scena più drammatica.

Alla fine, quando compaiono le dieci, inquietanti sculture di Cesare Inzerillo che evocano le mummie dei Cappuccini, sorta di doppio di tutti i personaggi, la morte, convitata silenziosa che aleggia per tutto lo spettacolo sta lì, orrenda, a rammentare l’irrevocabilità del capolinea terreno. Un finale ipnotico, di forte suggestione, che si tira dietro gli applausi convinti.” La Repubblica Mario Di Caro

 
   

La Scortecata

LA SCORTECATA

Testo e Regia di Emma Dante

Con Salvatore D’Onofrio e Carmine Maringola

Produzione Atto Unico, Festival di Spoleto 60, Teatro Biondo di Palermo

Lo cunto de li cunti overo lo trattenimiento de peccerille, noto anche col titolo di Pentamerone (cinque giornate), è una raccolta di cinquanta fiabe raccontate in cinque giornate. 

Prendendo spunto dalle fiabe popolari, Giambattista Basile crea un mondo affascinante e sofisticato partendo dal basso. Il dialetto napoletano dei suoi personaggi, nutrito di espressioni gergali, proverbi e invettive popolari, produce modi e forme espressamente teatrali tra lazzi della commedia dell’arte e dialoghi shakespeariani.

La scortecata è lo trattenimiento decemo de la iornata primma e narra la storia di un re che s’innamora della voce di una vecchia, la quale vive in una catapecchia insieme alla sorella più vecchia di lei.

 

04/07/2017 60 Festival dei 2 Mondi di Spoleto. Teatro Caio Melisso, spettacolo La Scorticata testo e regia di Emma Dante. Nella foto Salvatore D’Onofrio e Carmine Maringola

Il re, gabbato dal dito che la vecchia gli mostra dal buco della serratura, la invita a dormire con lui. Ma dopo l’amplesso, accorgendosi di essere stato ingannato, la butta giù dalla finestra. La vecchia non muore ma resta appesa a un albero. Da lì passano due fate che le fanno un incantesimo e diventata una bellissima giovane, il re se la prende per moglie. L’altra sorella, vecchia decrepita, invidiosa della fortuna sua, per farsi bella si fa scorticare e muore.

 

In una scena vuota, dalla narrazione in terza persona fino all’immedesimazione con i personaggi, due uomini, a cui sono affidati anche i ruoli femminili come nella tradizione del teatro settecentesco, drammatizzano la fiaba incarnando le due vecchie e il re. Basteranno due seggiulelle per fare il vascio, una porta per fare entra ed esci dalla catapecchia, una finestra per piglià nu poco d’aria, un mantello per il re, un lenzuolo per il letto regale e una tovaglia per il banchetto nuziale. 

La lingua di Basile si presta molto alla musicalità e il racconto è incentrato sul ritmo, come una partitura metrica, dando verità alle battute senza rinunciare ai ghirigori barocchi della scrittura. Umorismo, volgarità, terrore sono gli elementi principali di questa fiaba rivolta a tutti coloro che, nella vita, sono riusciti ad invecchiare senza diventare adulti. 

 

Ne hanno scritto in Italia:

Ci voleva la nuova creazione di Emma Dante per risollevare il tono di un’estate teatrale finora piuttosto avara di grandi soddisfazioni. Ci voleva questa Scortecata che ha debuttato al Festival dei Due Mondi di Spoleto, un lavoro scarno, che dura un’oretta soltanto, all’apparenza un piccolo spettacolo al quale però – come già a Un quaderno per l’inverno, la pièce di Armando Pirozzi messa in scena da Massimiliano Civica – non andrebbe né aggiunto né tolto un solo minuto. 

RP Il Sole 24 Ore.

 

Esemplari, al riguardo, sono la precisione e la coerenza con cui Emma Dante illustra un quadro siffatto: basterebbe por mente a quel «basso» che si riduce alla sola porta d’ingresso, giacché la porta significa nella circostanza la soglia, ovvero proprio il «luogo» del passaggio dalla dimensione dell’esterno (la realtà, la storia) a quella dell’interno (la mente, l’inconscio). Ed è inutile, in proposito, sprecare parole sulla straordinaria bravura

dei due interpreti in campo, Carmine Maringola (Carolina) e Salvatore D’Onofrio (Rusinella). Enrico Fiori

 

Ne hanno scritto all’estero:

SCENEWEB

“Plus qu’un conte de fées perverti, la pièce est un condensé de tradition populaire italienne, rappelant la Commedia dell’arte et le théâtre de tréteaux. Dans une forme modeste, d’un extrême dépouillement, Emma Dante orchestre un formidable théâtre d’acteurs. Tout repose sur le jeu.” Christophe Candoni

LE MONDE

“… Ils puisent dans la tradition de la commedia dell’arte, ravivée par le talent d’Emma Dante pour faire éclater de vie les corps et les mots. Le plaisir qui en découle est aussi vif qu’un juron bien envoyé, et aussi touchant qu’une sourde mélancolie.

Il suffit de rien aux comédiens : deux chaises, une planche qu’ils soulèvent du sol et tiennent comme si c’était une porte. Enfance de l’art, délice du théâtre à son éclosion, sans apprêt, reposant tout entier sur le jeu. Le jeu de La Scortecata doit tout à Salvatore D’Onofrio et à Carmine Maringola. Leur virtuosité n’a d’égal que leur bonheur d’être en scène. On espère bien les revoir en France pour une longue tournée.”  Brigitte Salino

CARNET D’ART

Bouffonnerie, transformation à vue, gaité joyeuse, matinée de gravité et d’émotion dessinent l’univers d’Emma Dante, fascinant, poétique et poignant. Kristina D’Agostin

LA TERRASSE N°266

Mêlant gaieté napolitaine et gravité universelle du conte, dans le contexte d’une société où les femmes sont prêtes à tout pour faire peau neuve, La Scortecata – l’écorchée en napolitain – mélange lazzi de la commedia dell’arte et dialogues shakespeariens aux formes modernes d’un théâtre physique, drôle et imaginatif. Eric Demey

LES INROCKUPTIBLES

La Scortecata est une libre adaptation de Lo Cunto de li cunti qui, tout en conservant l’authenticité des dialogues en napolitain, trouve avec cette réécriture la modernité d’un style qui force l’admiration ; on se doit de louer Emma Dante pour la fluidité et larichesse de sa plume. Patrick Sourd

PUTSCH

“Porté par deux acteurs demi-nus et semi-travestis, sortes de vamps napolitaines absolument géniaux, La Scortecata est hilarant, cru et poignant. Les répliques sont acérées et débitées comme des tirs de mitraillette ; les échanges mesquins entre les deux soeurs aigries sont jouissifs et drolatiques”. Romain Rouge

 

 

 
   

Misericordia

Misericordia

Testo e regia di Emma Dante

Con Italia Carroccio, Manuela Lo Sicco, Leonarda Saffi e Simone Zambelli.

Produzione Compagnia Sud Costa Occidentale, Piccolo Teatro di Milano, Teatro Biondo di Palermo, Carnezzeria.

Misericordia racconta una realtà intrisa di povertà e analfabetismo, esplora l’inferno di un degrado terribile, sempre più ignorato dalla società. 

“Misericordia è una favola contemporanea che parla della fragilità delle donne, la loro disperata e sconfinata solitudine”. Emma Dante

Ne hanno scritto:

“Il teatro di Emma Dante é da sempre un luogo di fantasmi, di creature che stanno su un orlo fra la vita e la morte, o meglio dire fra i vivi e i morti, confinate in uno spazio da cui non possono uscire ma da cui parlano a chi abbia voglia di ascoltare. Lo conferma questo denso doloroso straziante ma anche vitalissimo Misericordia che ha debuttato con grandi applausi al Piccolo Teatro.”

Gianni Manzella Il Manifesto.

Ci sono occasioni in cui un critico rischia davvero; e un inoppugnabile pericolo il recensore lo vive davvero durante la visione di Misericordia; quello di perdere lucidità, distacco e raziocinio e farsi travolgere da ondate di emozioni. Un’atto unico di un’ora che smuove e commuove la coscienza perché realizza il più classico e spiazzante dei paradossi della vita sintetizzabile con un verso della famosa Via del Campo di De Andre: “Dai diamanti non nasce niente / dal letame nascono i fior”. Un inno alla vita che sboccia e da luce nel buio della miseria…”

Michele Sciancalepore, L’Avvenire

 

 

Link al sito del Piccolo Teatro https://www.piccoloteatro.org/it/tournee/2019-2020/misericordia