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Claudio Tolcachir

Drammaturgo e regista teatrale argentino. Fondatore della compagnia Timbre 4, presenta regolarmente i suoi spettacoli, sia nella sua Buenos Aires, che nelle città di tutto il mondo. Protagonista indiscusso della nuova scena argentina, ha riscosso il suo primo successo internazionale con il pluripremiato La Omisión de la Familia Coleman, presentato nelle più importanti capitali, tra cui Madrid, Parigi, Lisbona, Dublino, New York. È anche autore di Terzo corpo e Vento in un violino. Per i suoi lavori ha ricevuto numerosi riconoscimenti, sia in patria che all’estero. Insegna workshop per gli attori nella sua scuola e in altre città come visiting professor. Nel 2012 è stato riconosciuto dalla legislatura di Buenos Aires come spiccata personalità della cultura. Il marchio di fabbrica di Tolcachir è la sua capacità di raccontare eventi quotidiani caricandoli al limite del grottesco, rivisitando, con ironia e raffinatezza, generi televisivi ultrapopolari come la telenovela e la commedia sudamericana.

 Nel 2017 ha debuttato al Teatro Argentina con Emilia, produzione Teatro di Roma, con protagonista nel ruolo del titolo Giulia Lazzarini (premiata alle Maschere del Teatro 2017 nella categoria “Migliore attrice protagonista”), con il carisma della propria storia, di scena e di vita, volteggiando fra le sfumature dei sentimenti insieme ad altri quattro interpreti, dal carattere e umanità toccanti, come la stessa Pia Lanciotti, pronta a frantumarsi in pezzi nell’inferno di una desolazione familiare (premio “Migliore attrice non protagonista” alle Maschere del Teatro 2017).

Nel 2021 è la volta di un nuovo allestimento italiano, con il Piccolo Teatro di Milano e un cast di attori italiani mette in scena “Edificio 3, Storia di un intento assurdo“. Nel 2022 dirigera l’Ecole de Maitre, la nuova edizione del Corso internazionale itinerante di perfezionamento teatrale ideato da Franco Quadri, attualmente curato dai partner del progetto europeo e con il sostegno dal MIBACT.

 

  

Daniel Veronese

Attore, drammaturgo, regista, nato a Buenos Aires nel 1955. Maestro del teatro argentino, nome di riferimento in tutto il continente Latino Americano. Ha diretto oltre 70 spettacoli teatrali ed è autore di più di 60 testi, tra i quali “Mujeres soñaron caballos” “Los Corderos”, “La noche devora a sus hijos”.

È tradotto e rappresentato in Sud America, in Europa e nel mondo; in Italia nel 2010 Santarcangelo del Teatri ha presentato una sua “Hedda Gabler”; nel 2012 si sono visti al Napoli Teatro Festival due suoi indimenticabili allestimenti cechoviani: “Los hijos se han dormido” dal Gabbiano e “Espía a una mujer que se mata” da Zio Vanja.

Impressiona, in primo luogo, la sua scelta di riscrivere i testi, mantenendone sostanzialmente intatta la trama, salvaguardando la  fisionomia dei personaggi, ma reinventandone il linguaggio, riversandolo nel linguaggio quotidiano. Lui non si propone, banalmente, di “attualizzare” il mondo dell’autore, ma lo sradica dal suo contesto, ne sposta drasticamente le coordinate, lo immagina come se quell’autore vivesse oggi, e più o meno dichiaratamente vivesse in Argentina. Il suo scopo ultimo, però, è di dimostrare che, per quanto si esca dalla struttura del testo, per quanto se ne prendano le distanze, esso alla fine si imporrà ugualmente, e ne risulterà anzi ulteriormente rafforzato.

Intervenendo sul linguaggio, tuttavia, significa anche scardinare i canoni della recitazione tradizionale, intervenire indirettamente su di essi liberandoli da ogni traccia di quei manierismi, di quei cliché che, specialmente affrontando i classici, sono spesso in agguato. Veronese non intacca la sintassi interpretativa, non la svuota dei suoi risvolti psicologici, né la esaspera forzandone i toni.  Attraverso una scrittura più dimessa, però, lui riesce sempre a dare l’impressione che i suoi attori non stiano affatto recitando, ma conversando fra loro.

 
 
 
 

Marina Otero

Le sue ricerche poggiano sul lavoro su se stessa, come materiale di base, e mirano a travestire il reale e trasformare l’ego in un atto di abbandono all’altro ai fini della depurazione del corpo.  Nella maggior parte delle sue opere, fa intervenire materiali documentari, musica dal vivo e danza accompagnata da una poetica costruita sulla provocazione, la memoria, la morte, il dolore, il denaro, la violenza e tempo. 

Molti dei suoi spettacoli come Ricordare 30 anni per vivere 65 minuti e 200 Colpi di prosciutto Serrano sono stati presentati in diversi festival come il Festival Santiago a mil (Cile), il Singapore International Festival of Arts (Singapore), il Bosnia & Herzegovina Mess Festival (Sarajevo), FAE Lima (Perù), Fiba (Buenos Aires), la Bienal de performance (Buenos Aires) e la Bienal de arte Joven (Buenos Aires). Per quest’ultimo, riceve il premio per la migliore danza e una borsa di studio per il programma Watch and Talk del Theatre Spektakel (Zurigo).

Come performer, ha partecipato, tra l’altro, alle creazioni di Pablo Rotemberg e Emilio García Wehbi.

   
   
   

Alessandro Serra

Alessandro Serra costituisce un gruppo di ricerca e creazione teatrale di grande valore innovativo. Partendo dallo studio delle azioni fisiche e dei canti vibratori nel solco della tradizione di Grotowski, si avvicina in seguito alle leggi oggettive del movimento di scena trascritte da Mejercho’ld e Decroux. Fondamentale, negli anni di formazione, l’incontro con Yves Lebreton e il suo metodo del Teatro Corporeo.
Le sue opere  nascono attraverso un lavoro di ricerca fondato sulla centralità dell’attore, la composizione dell’immagine e un uso drammaturgico di luci, oggetti e suoni. Le creazioni sono state presentate all’interno di festival prestigiosi in molti paesi europei, oltre che in Asia, Sud America, Russia, Regno Unito.
Fra le sue produzioni più famose troviamo Macbettu, una totale riscrittura del Macbeth di Shakespeare in sardo, vincitore del Premio Ubu 2017, al MESS festival di Sarajevo MACBETTU vince la Golden Mask -Oslobodenje- oltre al “Luka Pavlović” theater critics’, e il Grand Prix “Golden Laurel Wreath Award” ad Alessandro Serra come miglior regista.  
   

Angelica Liddell

Angelica Liddell (*1966) è autrice, regista, attrice, e una delle drammaturghe piu rilevanti e innovative del teatro contemporaneo. Nel 1993 costituisce la sua compagnia Atra Bilis  come un atto di ribellione contro il teatro convenzionale. Il suo teatro, benché espressione in gran parte di un malessere personale e di una sua propria visione del mondo, certo in continua evoluzione, ma anche ancorata ad alcune ossessioni e sicuramente alla sofferenza in senso lato, assorbe e si nutre di stimoli culturali provenienti dai piu diversi ambiti, tanto che è difficile identificare i molteplici riferimenti presenti nelle sue creazioni.

L’uso del corpo dell’artista come elemento espressivo, e caratterizzato dal autolesionismo, uso del sangue, e di altri fluidi corporei sono la materia espressiva che domina le sue messe in scena.

I suoi lavori, sono pieni di un espressionismo straziante e una purezza eccezionale accompagnata dalla ricerca del significato attraverso il dolore e la tragica trasgressione.

Se i suoi lavori sono violenti, questa violenza non è mai gratuita se no emana dal dolore. Un dolore esibito senza pudore e che non può lasciare indifferente a nessuno. Non c’e da stupirsi che la sua traiettoria teatrale, segnata dalla violenza verbale, l’oscurità e la perversione, l’abbia incoronato come un’artista maledetta.

Il suo teatro ricorre a vari strumenti e stimoli per svegliare le coscienze, e mette sul tavolo i problemi piu scottanti della nostra società, l’immigrazione, pederastia, l’abuso di potere, la fede e la religione.

Liddel promuove la riflessione, non vuole spettatori passivi, e non fa concessioni, e anche se ormai, il suo teatro raccoglie numerosi riconoscimenti istituzionali, lei continua a lavorare al margine del sistema e ridicolizzando le élites teatrali.

 
 
 
 
 

Emma Dante

Le poche parole concesse in questo spazio, non consentono di trascrivere in pieno il grande valore della figura e del lavoro creativo di Emma Dante.

Emma Dante è una delle personalità più significative della scene teatrale contemporanea. Attrice, regista e drammaturga italiana, conosciuta per la sua ricerca dell’immediatezza comunicativa basata sul ritmo, sul linguaggio e sull’uso del dialetto, e che ha al suo centro l’universo culturale siciliano dove vigono oppressioni, pregiudizi e immobilismo. Il suo lavoro è apprezzato da critica e pubblico sia per i suoi spettacoli teatrali, sia per i suoi allestimenti operistici, ma anche per le regie dei suoi film.

Il suo percorso di ricerca teatrale, la porta alla creazione di molteplici spettacoli, e tra i quali merita segnalare Le Sorelle Macaluso, Premio UBU al miglior spettacolo della stagione 2014.

Da allora i suoi successivi lavori teatrali sono richiesti e coprodotti dalle più importanti istituzioni teatrali quali il Piccolo Teatro di Milano, il Teatro Nazionale di Napoli, il Teatro Biondo di Palermo, il Festival di Romaeuropa, il Festival di Spoleto, e all’estero il Festival di Avignon, e tanti altri.

La sua arte si esprime con innovazione e genialità anche nella Lirica, percorso che ha iniziato alla Scala di Milano con l’apertura della stagione della discussa e apprezzata Carmen di Bizet con la direzione musicale di Daniel Barenboim.

Sono infine da segnalare la realizzazione di 2 importanti film che hanno sorpreso e coinvolto l’universo cinematografico italiano. Via Castellana Bandiera e il recentissimo Le Sorelle Macaluso, inedita sceneggiatura tratta dalla storia della pluripremiata versione teatrale.

Oltre al suo lavoro di creazione, Emma Dante si dedica anche alla formazione, dove nei precedenti anni, ha diretto i saggi dell’Accademia di Arte Drammatica Silvio D’Amico di Roma, e poi per gli ultimi tre anni la Scuola dei Mestieri dello Spettacolo del Teatro Biondo di Palermo.